Oggi parliamo del via libera alla somministrazione del vaccino contro la malaria in Africa, della formazione del nuovo governo in Etiopia e della gestione opaca di centinaia di milioni di dollari destinati alla sanità nella Rd Congo.

Via libera dell’Oms per la somministrazione in Africa dell’unico vaccino approvato contro la malaria 

L’Organizzazione mondiale della sanità ha dato il via libera all’unico vaccino approvato contro la malaria – il Mosquirix, prodotto dalla britannica GlaxoSmithKline -. Il direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus ha parlato di “un giorno storico” poiché il vaccino ha impiegato 30 anni per essere sviluppato. L’Africa, da sola, rappresenta il 94% delle morti nel mondo per malaria, malattia che ha ucciso più del Covid-19: 386mila africani nel 2019, più di 260mila dei quali erano bambini. Dal 2019, 2,3 milioni di dosi di Mosquirix sono già state somministrate ai bambini in Ghana, Kenya e Malawi. L’efficacia del vaccino nel prevenire casi gravi di malaria nei bambini è solo del 30% circa. L’alleanza per i vaccini Gavi, valuterà a dicembre se e come finanziare il programma di vaccinazione in Africa.

Etiopia: formato il nuovo governo con alcuni dicasteri affidati all’opposizione

In Etiopia il primo ministro Abiy Ahmed ha formato ieri il suo nuovo governo dopo essere stato riconfermato lo scorso giugno per un nuovo mandato di cinque anni. Ha confermato i ministri delle finanze Ahmed Shide e degli esteri Demeke Mekonnen, includendo i leader di due piccoli partiti di opposizione (Ezema e Nama), a cui sono affidati il ministero dell’istruzione e dell’innovazione e della tecnologia. Con una mossa a sorpresa, Abiy ha inoltre nominato un tigrino, Abraham Belay, ministro della difesa. Kerjela Merdasa, figura dissidente del Fronte di liberazione oromo, che ha boicottato le elezioni, ottiene il ministero della cultura e dello sport. Una mossa per dimostrare la volontà di includere anche figure vicine all’opposizione.  

Rd Congo: rapporto rivela una gestione opaca di 363 milioni di dollari assegnati alla sanità

Il Fondo monetario internazionale nell’aprile 2020 ha stanziato 363 milioni di dollari per rafforzare il sistema sanitario dell’Rd Congo e arginare il Covid-19. Dopo un anno e mezzo, il ministero della salute ha saputo giustificare con una adeguata documentazione solo l’utilizzo di 6 milioni di dollari. Lo afferma un rapporto del Gruppo di studio per il Congo che è un punto di riferimento per la società civile del paese dell’Africa centrale. Il ministero della salute non ha finora reagito. Il rapporto ritiene che la gestione finanziaria sia opaca, che ci siano stati casi di sovrafatturazione e che una parte del denaro sia stato utilizzato per dare dei bonus al personale sanitario che non è adeguatamente pagato. Ufficialmente i casi di Covid-19 sono 54mila, con 1.050 i decessi.

 

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