Oggi parliamo delle oltre 300 studentesse rapite venerdì in Nigeria, delle denunce di “pulizia etnica” nella regione etiopica del Tigray e dei salvataggi, e naufragi, di migranti che proseguono nel Mediterraneo.

Nigeria: proseguono le ricerche delle 217 studentesse rapite nel nord-ovest

L’esercito e la polizia nigeriana stanno conducendo da due giorni le ricerche delle 317 ragazze rapite da un gruppo di uomini armati venerdì notte nella scuola secondaria femminile di scienze della città di Jangebe, nello stato nord-occidentale di Zamfara. L’attesa per i famigliari si è fatta straziante ieri, dopo voci non confermate di una loro librazione, postate sui social network.

Il raid è stato il secondo sequestro di questo tipo in poco più di una settimana nel nord-ovest del paese, dove le scuole sono diventate bersaglio di rapimenti di massa a scopo di riscatto. Sabato, uomini armati hanno rilasciato 27 ragazzi adolescenti che erano stati rapiti dalla loro scuola il 17 febbraio nel vicino stato del Niger. Il presidente nigeriano Muhamadou Buhari ha dichiarato che il governo non intende pagare alcun riscatto.

Etiopia: un rapporto interno Usa denuncia una “pulizia etnica” nel Tigray 

Un rapporto interno del governo degli Stati Uniti ottenuto dal New York Times afferma che l’Etiopia sta conducendo “una campagna sistematica di pulizia etnica” nella regione settentrionale del Tigray. Il rapporto sostiene che funzionari etiopici e combattenti delle milizie alleate della vicina regione Amhara, stanno “deliberatamente ed efficacemente rendendo il Tigray etnicamente omogeneo, attraverso l’uso organizzato della forza e dell’intimidazione”.

Nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno chiesto che l’Unione Africana intervenga con urgenza affinché i combattenti Amhara e i miliziani della vicina Eritrea lascino la regione. L’amministrazione Biden si è detta “gravemente preoccupata per le atrocità” compiute contro i civili nel Tigray.

Migranti: proseguono le partenze dalla Libia, i salvataggi e le morti in mare

363 persone in attesa di un porto sicuro. È il bilancio dei 5 salvataggi della Sea watch 3 avvenuti negli ultimi 3 giorni. Ma sono quasi 200 i migranti ancora in mare in queste ore, segnalati dalla stessa imbarcazione, che ha lanciato l’allarme alle guardie costiere maltesi e italiane senza avere risposta. Proseguono inarrestabili le partenze, senza che l’Europa intervenga, mentre si continua a morire nel Mediterraneo. Ieri sono stati 15 i morti nelle acque libiche.

E proprio una donna libica si è vista riconoscere la protezione umanitaria dalla Corte di Cassazione italiana, dopo due dinieghi. Il ricorso della donna, diventata madre di due gemelli nel 2017, è stato accolto per l’accertata vulnerabilità dei due bambini, oramai integrati nel territorio nazionale e del tutto estranei al contesto di provenienza della madre.