Crisi umanitaria in Etiopia

Oggi parliamo della difficile situazione in Etiopia, del braccio di ferro tra militari golpisti e Cedeao in Mali e di un nuovo accordo sulla ripresa del processo elettorale in Somalia. 

Etiopia: scarcerati numerosi oppositori, nuovi raid colpiscono un campo di sfollati in Tigray

Le autorità etiopiche hanno scarcerato diversi leader dell’opposizione annunciando la volontà di aprire di un dialogo per porre fine al conflitto che da 14 mesi insanguina la regione settentrionale del Tigray. Sono migliaia gli oppositori, vero o presunti, arrestati in tutto il paese. Tra le persone scarcerate anche due leader politici oromo: Bekele Gerba, del Congresso federalista oromo, e Jawar Mohammed, fondatore dell’Oromia Media Network. Continuano intanto i raid aerei sul Tigray. L’ultimo, che ha colpito un campo per sfollati uccidendo 56 persone, ha portato le agenzie umanitarie a sospendere le loro operazioni nell’area. La resistenza tigrina ha anche denunciato attacchi via terra di militari eritrei.

Mali: la Cedeao impone nuove restrizioni alla giunta militare golpista 

Muro contro muro tra la giunta militare che governa il Mali dall’agosto 2020 dopo aver costretto alle dimissioni il presidente Boubacar Keita e la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao) che ha chiesto a più riprese che si arrivasse al voto, indicando la data del 27 febbraio prossimo. La giunta risposto prefigurando una transizione di almeno 4 anni. La Cedeao ha deciso ieri di chiudere le frontiere tra il Mali e gli altri 14 stati membri dell’organizzazione regionale, di richiamare gli ambasciatori, di sospendere i commerci con Bamako tranne che per i beni di prima necessità, di tagliare gli aiuti finanziari e di bloccare gli averi maliani in seno alla Banca centrale degli stati dell’Africa occidentale. La giunta del colonnello Assimi Goita ha ritirato gli ambasciatori e chiuso le frontiere terresti e aeree.

Somalia: raggiunto un accordo per concludere l’elezione del parlamento entro il 25 febbraio

In Somalia dopo una settimana di consultazioni tra il primo ministro Mohamed Hussein Roble, i leader delle cinque regioni somale – Galmudug, Sud-ovest, Hirshabelle, Puntland, Jubaland – e il sindaco della capitale Mogadiscio, è stato stabilito che entro il 25 febbraio sarà completato il processo di elezioni parlamentari. I leader regionali, nell’agenda in 18 punti emanata dall’ufficio del primo ministro, hanno sottolineato l’indipendenza della Commissione Elettorale Federale nella gestione delle elezioni, in base agli accordi stabiliti nelle precedenti elezioni. Molti esprimono scetticismo circa la data del 25 febbraio, visto il clima di tensione che tuttora persiste tra Roble e il presidente Mohamed Abdullahi (Farmajo), che a fine dicembre aveva sospeso dal suo ruolo il premier. Ad oggi sono stati nominati soltanto 24 dei 275 parlamentari che formano la Camera dei deputati.

 

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