Il capo della Chiesa ortodossa d'Etiopia Abune Mathias

Oggi parliamo delle denunce del capo della Chiesa ortodossa in Etiopia, dello scioglimento del parlamento in Sud Sudan e della bassa registrazione al voto dei giovani in Senegal.

Etiopia: il patriarca ortodosso denuncia un genocidio nella regione del Tigray

Per la prima volta dall’inizio del conflitto nella regione etiopica del Tigray, sei mesi fa, il potente capo della Chiesa ortodossa nel paese ha preso posizione, accusando il governo di compiere un genocidio contro la popolazione tigrina.
In un video pubblicato su Twitter venerdì scorso da Bridge of Hope International, un’organizzazione umanitaria statunitense, il patriarca Abune Mathias, anche lui tigrino, ha detto che i suoi precedenti tentativi di parlare apertamente erano stati censurati.
Nel video ha denunciato la profanazione degli antichi monasteri ortodossi e i massacri compiuti sul terreno della chiesa.
Il breve video sarebbe stato registrato il mese scorso da Dennis Wadley, presidente dell’ong, che lo avrebbe fatto uscire dal paese. Secondo quanto riferito da Wadley alla BBC, il patriarca sarebbe costretto “agli arresti domiciliari non ufficiali”.

Sud Sudan: il presidente ha sciolto il parlamento, ottemperando agli accordi di pace

Sabato scorso il presidente del Sud Sudan Salva Kiir ha sciolto il parlamento, una mossa a lungo attesa dopo la firma degli accordi di pace nel settembre 2018 che prevedono che un ampliamento del parlamento da 400 a 550 membri, per includere rappresentanti di tutte le parti firmatarie dell’accordo.
I parlamentari non saranno eletti ma nominati dai partiti. Attivisti e gruppi della società civile hanno accolto con favore la notizia esprimendo però sfiducia sui tempi, non specificati, nei quali si prevede sia varato il nuovo organo legislativo.
L’accordo di pace ha messo fine a oltre cinque anni di guerra civile che ha causato la morte di 400mila persone e quattro milioni di sfollati, ma il paese risulta ancora non completamente pacificato.

Senegal: quasi la metà dei giovani tra i 18 e 25 anni non ha diritto al voto

In Senegal il 46,2% dei giovani di età compresa tra i 18 e il 25 anni non risulta iscritto allo schedario elettorale e dunque è privo del diritto di voto. Se si considera la fascia d’età 18-20, meno del 10% risulta iscritto.
È quanto afferma un rapporto stilato da funzionari pubblici che stanno compiendo una revisione dello schedario elettorale.
Evidentemente l’iscrizione non scatta al compimento della maggiore età, ma è necessario rivolgersi all’anagrafe elettorale.
Secondo l’opposizione, non si fa abbastanza informazione nelle scuole e dunque molti giovani rimangono ai margini del processo elettorale.
Ne deriva che alle prossime elezioni amministrative, previste per la fine di gennaio del prossimo anno, rischia di non votare una quota consistente di giovani.

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