Oggi parliamo dell’uccisione di sei rangers del Parco di Virunga, nell’est della Rd Congo, e di 15 membri del Fronte popolare di liberazione del Tigray in Etiopia, e delle crescenti violazioni dei diritti umani in vista delle elezioni in Uganda.

Rd Congo: uccisi in un attacco armato 6 rangers del Parco nazionale di Virunga 

Nell’est della Repubblica democratica del Congo almeno sei rangers sono stati uccisi e uno ferito gravemente in un attacco attribuito a milizie Mayi Mayi nel Parco nazionale di Virunga. Da molti anni i rangers del parco sono nel mirino di gruppi armati che difendono gli interessi di gruppi locali, assoldati da multinazionali impegnate nell’estrazione mineraria e petrolifera nella ricca regione.

Il parco, santuario degli ultimi gorilla di montagna, è attualmente controllato da 689 guardie armate. Più di 200 rangers sono stati uccisi nella storia recente del Virunga, considerato il più pericoloso al mondo per i rangers. Nel Congo orientale operano dozzine di gruppi armati che controllano il territorio e le sue enormi risorse.

Etiopia: annunciata l’uccisione di 15 membri del Tplf e la cattura di altri 8

L’esercito etiopico ha annunciato ieri di aver ucciso 15 membri dell’ex partito al governo nella regione ribelle del Tigray e di averne catturati altri 8, tra cui l’ex presidente della regione, Abay Weldu, già leader del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf).

Venerdì i militari avevano dichiarato d’aver arrestato altri 9 esponenti del partito, tra cui uno dei fondatori, Sebhat Nega, oggi 80enne. Dopo l’avvio dell’offensiva militare di Addis Abeba nella regione, a novembre, i leader tigrini hanno promesso di continuare la resistenza e in effetti i combattimenti proseguono in alcune parti della regione. Gli attuali vertici del partito e molti ex ufficiali militari di alto rango restano latitanti.

Uganda: Ohchr denuncia crescenti violazioni dei diritti umani in vista delle elezioni  

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha denunciato il crescente giro di vite contro oppositori, giornalisti e attivisti in Uganda, in vista delle elezioni presidenziali di giovedì. L’agenzia Onu denuncia inoltre l’applicazione discriminatoria delle restrizioni dovute al Covid che “ha provocato violenze, arresti e detenzioni arbitrarie e, in alcuni casi, torture e abusi da parte delle forze di sicurezza”.

Tra il 18 e il 20 novembre, almeno 54 persone sono state uccise in disordini, scoppiati in seguito all’arresto di due candidati presidenziali dell’opposizione: Robert Kyagulanyi, noto anche come Bobi Wine, e Patrick Oboi Amuriat. Quest’ultimo è stato arrestato nuovamente ieri per violazione del codice della strada.