Oggi parliamo della condanna per l’uccisione di migranti in un centro di detenzione libico, delle proteste contro il colpo di mano del presidente Saied in Tunisia e della visita segreta di una delegazione militare sudanese in Israele.

Libia: l’Oim condanna l’uso eccessivo della forza contro i migranti detenuti. Il governo nega 

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha condannato la morte di migranti in un centro di detenzione a Tripoli, capitale libica. Sei persone sono state uccise e almeno altre 24 ferite al centro di al-Mabani quando guardie armate hanno aperto il fuoco a seguito di una rivolta e di un tentativo di fuga. Il ministro dell’interno libico smentisce la valutazione avanzata dall’organizzazione Onu, sostenendo che solo una persona è stata uccisa. La rivolta era scoppiata venerdì dopo una maxi retata che aveva portato all’arresto di oltre 5mila persone e al sovraffollamento del centro di al-Mabani che ha una capacità di mille persone. Secondo l’Oim «10 mila uomini, donne e bambini si ritrovano rinchiusi in condizioni molto precarie nei centri di detenzione ufficiali» libici.

Tunisia: migliaia in piazza contro il “golpe” del presidente Kais Saied

A Tunisi almeno 6mila persone sono scese in strada ieri per manifestare contro il presidente Kais Saied e il suo “colpo di stato” di fine luglio. È stato definito “Il popolo contro il golpe”. Si sono radunati nonostante i numerosi controlli di polizia e rispondendo all’appello lanciato da vari partiti contrari al presidente. Dopo mesi di stallo politico e nel mezzo di una grave crisi socio-economica e sanitaria, il 25 luglio Saied ha invocato un “pericolo imminente”, destituendo il presidente del consiglio, sospendendo l’attività del parlamento e riprendendo il controllo della magistratura. Dopo due mesi di incertezze, il 22 settembre, ha promulgato un decreto che formalizza la sospensione di alcuni articoli della Costituzione stabilendo “misure eccezionali”. Il 29 settembre ha nominato come primo ministro la scienziata Najla Bouden.

Sudan: polemiche per la visita segreta in Israele di una delegazione militare

Sta suscitando polemiche e nuove tensioni in Sudan la visita segreta fatta in Israele la scorsa settimana da una delegazione militare guidata dal tenente generale Abdel Rahim Hamdan, fratello di Mohammad Hamdan Dagalo, vicepresidente del Consiglio Sovrano e comandante della potente milizia Rfs. Hamdan era accompagnato da diversi ufficiali, compreso il capo della corporazione dell’industria della difesa sudanese. La visita, di cui non era stata informata la ministra degli esteri Mariam Saddiq al-Mahdi, arriva in un momento di alta tensione tra civili e militari, poche settimane dopo un tentativo di colpo di stato sventato. Il 6 gennaio scorso, il Sudan ha firmato gli accordi di Abramo, mediati dall’amministrazione Trump, per normalizzare le relazioni con Israele. Il governo a guida civile sostiene però che la normalizzazione delle relazioni debba essere approvata dal parlamento di transizione. Che non è ancora stato nominato.

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