(Foto: ICRC)

Oggi parliamo della distruzione deliberata dei centri sanitari nella regione etiopica del Tigray, del giuramento del nuovo governo in Libia e della chiusura della miniera di uranio di Arlit, in Niger.

Etiopia: Msf denuncia la distruzione deliberata delle strutture sanitarie in Tigray

Le strutture sanitarie nella regione del Tigray – in Etiopia, in conflitto dallo scorso novembre – sono state «deliberatamente e ampiamente distrutte» e alcune sono occupate da soldati. Lo afferma Medici senza frontiere che ha visitato 106 strutture della regione «tra la metà di dicembre e l’inizio di marzo». Di queste, il 70% era «saccheggiato». Solo il 13% «funzionava normalmente».

Un istituto sanitario su 5 visitato da Msf è stato occupato da soldati. In alcuni casi, questa occupazione era temporanea, in altri continuava al momento della visita. Nella citta di Mugulat, nell’est della regione, gli operatori della ong hanno trovato «soldati eritrei che usano» il centro sanitario locale come struttura militare. La presenza di soldati eritrei nel Tigray, per quanto ampiamente riportata sul campo, è negata da Addis Abeba e da Asmara.

Libia: presta giuramento oggi il nuovo governo del premier Dbeibah

Il primo ministro del governo di unità nazionale libico, Abdul Hamid Mohammed
Dbeibah, presta oggi giuramento costituzionale presso la sede temporanea della Camera dei rappresentanti a Tobruk, nella Libia orientale. Mentre domani avverrà una cerimonia di passaggio di consegne tra il Governo di accordo nazionale (Gna) e il nuovo esecutivo a Tripoli. Dbeibah giurerà oggi insieme ai suoi ministri davanti al Consiglio presidenziale, alla presenza del presidente della Corte suprema e della presidenza del parlamento.

La Camera dei Rappresentanti libica aveva votato il 10 marzo la fiducia alla nuova squadra governativa, che comprende 35 membri, ovvero 27 ministri, 6 segretari di Stato e due vicepremier. Manca ancora un ministro della Difesa, carica che verrà assunta momentaneamente dal premier ad interim.

Niger: chiude dopo 40 anni la miniera di uranio di Arlit

Per 40 anni ha prodotto uranio che ha alimentato le centrali nucleari francesi. Ora la miniera di Arlit, nel nord del Niger, si è esaurita e verrà chiusa il 31 marzo: lascia senza lavoro 600 salariati diretti e 800 dell’indotto. Lo ha annunciato la Cominak, filiale nigerina del gruppo francese Orano, annunciando che i dipendenti beneficeranno per un periodo di ammortizzatori sociali.

Il sindacato non li ritiene sufficienti e sottolinea che è necessario un rilancio economico dell’area e dell’intero paese, che è uno dei bastioni europei nella lotta al jihadismo. Inoltre, la miniera lascia all’aperto scorie radioattive per 20 milioni di tonnellate che è necessario mettere in sicurezza: l’azienda parla di depositare le scorie su uno strato di argilla e di racchiuderle in un sarcofago di cemento armato.

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