Migranti in arrivo a Lampedusa (Credit: en.news-front.info)

Oggi parliamo della questione migranti e della visita dei ministri dell’interno e degli esteri italiani in Tunisia, delle accuse dei vescovi al governo dello Zimbabwe e dei 60 anni di indipendenza dalla Francia del Gabon.

Migranti: aumentati gli arrivi negli ultimi 12 mesi. Lamorgese e Di Maio in Tunisia

La ministra dell’interno italiano Luciana Lamorgese e il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio saranno oggi a Tunisi per incontrare il presidente tunisino Kais Saied e il premier designato Hichem Mechichi. Il tema caldo è quello delle migrazioni. Si tratta della seconda visita in meno di un mese della responsabile del Viminale che il 15 agosto ha fornito i dati ufficiali degli sbarchi nell’ultimo anno, aumentati del 148,7%. Sono 21.618 tra l’1 agosto 2019 e il 31 luglio 2020 le persone arrivate in Italia, contro le 8.691 dello stesso periodo di un anno prima. La maggioranza dei migranti è arrivata con sbarchi autonomi (16.347). Tunisia (8.984) e Libia (8.746) i principali paesi di partenza. Tunisini (34,3%) e bengalesi (11,9%) le nazionalità più numerose tra gli sbarcati.

Zimbabwe: i vescovi accusano il governo di violazioni dei diritti e repressione

In una lettera pastorale letta domenica nelle chiese cattoliche dello Zimbabwe, i vescovi hanno attaccato senza mezzi termini il governo del presidente Emmerson Mnangagwa accusandolo di violazioni dei diritti umani e di repressione del dissenso. La presa di posizione della conferenza episcopale ha provocato una rapida smentita da parte dell’esecutivo che ha definito le accuse “malvagie” e infondate. Nella lettera i vescovi accusano il governo di essere responsabile di quella che definiscono una “crisi a più livelli”, tra cui collasso economico, povertà crescente, corruzione e violazioni dei diritti umani.

Il Gabon fa memoria oggi dei 60 anni di indipendenza dalla Francia

Anni durissimi in cui il piccolo paese, di soli 800.000 abitanti, ricchissimo di petrolio e uranio, nelle salde mani della famiglia Bongo da 53 anni (1967), affonda nelle sabbie della corruzione, delle crescenti diseguaglianze e di una povertà diffusa. Un terzo della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Nessuna parata militare e nessuna menzione alla relazione con Parigi nel discorso ufficiale del presidente Ali Bongo. Solo una lunga dichiarazione di pii intenti per il possibile rilancio del paese attraverso la costruzione di infrastrutture moderne, la lotta alla disoccupazione e alla precarietà, investimenti nella salute e nell’istruzione.