Oggi parliamo del rinvio delle elezioni in Etiopia, della conferenza di Parigi per alleggerire il debito del Sudan e della crisi politica in Mali.

Etiopia: annunciato il rinvio delle elezioni legislative del 5 giugno

Il presidente della commissione elettorale etiopica ha annunciato sabato il rinvio, per non più di tre settimane, delle elezioni parlamentari previste per il 5 giugno, a causa di ritardi nell’allestimento dei seggi e nella registrazione degli elettori.
Il voto era inizialmente previsto nell’agosto 2020, ma è stato ritardato a causa della pandemia Covid-19.
A novembre è poi scoppiato il conflitto nella regione settentrionale del Tigray, che non prenderà parte alle votazioni, e poi anche in altre regioni del paese, che ora cercano più autonomia.
Intanto venerdì gli Stati Uniti si sono detti profondamente preoccupati per l’aumento della polarizzazione politica ed etnica in tutto il paese.

Sudan: la Francia ospita una conferenza per alleggerire il debito del paese

Si è aperta oggi a Parigi una conferenza per alleggerire l’enorme debito accumulato dal Sudan, pari a quasi 50 miliardi di dollari.
Con nuove coperture, si cerca di far accedere il paese al Regime dei paesi poveri altamente indebitati (Hipc), sistema che permetterebbe al paese di accedere a nuovi finanziamenti internazionali del Fondo monetario e della Banca mondiale, e di far ripartire gli investimenti.
Sul tavolo ci sono progetti per miliardi di dollari in energia, estrazione mineraria, infrastrutture e agricoltura, settori ancora in mano all’élite militare che divide con i civili il governo transitorio dopo la caduta del regime due anni fa.
La conferenza mira ad alleggerire i debiti accumulati nei confronti di prestatori internazionali, e successivamente anche quelli con i creditori bilaterali, la metà dei quali è con i membri del Club di Parigi, ma anche con Cina  e Arabia Saudita, che hanno già ridotto e condonato alcuni debiti.

Mali: consultazioni in corso per formare un nuovo governo 

Battuta d’arresto in Mali del governo di transizione che il prossimo anno dovrebbe condurre il paese al voto, dopo la caduta nell’agosto del 2020 del presidente Boubacar Keita in seguito alla pressione della piazza e alla rivolta dei vertici militari che ora sovrintendono la transizione.
Venerdì scorso il primo ministro Moctar Ouane e il suo governo si sono dimessi, ma il presidente Bah H’daw gli ha subito conferito un nuovo incarico e gli ha chiesto di formare un nuovo governo.
Ora sono in corso delle consultazioni per tentare di formare una compagine più inclusiva e in grado di rispondere alle attese delle diverse forze politiche.
L’M5, il movimento della società civile che ha contribuito a far cadere Keita (contestandogli di violare la Costituzione e di voler presentarsi per il terzo mandato consecutivo) ha già fatto sapere che non intende far parte della nuova squadra di governo.