Oggi parliamo delle contestazione dei risultati delle elezioni generali in Uganda, delle proteste in corso in Tunisia e dell’appello dei vescovi in Centrafrica.

Uganda: il presidente Museveni riconfermato per un settimo mandato. Protesta l’ooposizione

Sabato la commissione elettorale ha riconfermato per un settimo mandato il presidente Yoweri Museveni con il 59% dei voti contro il 35% del principale oppositore, Bobi Wine. Le proteste, scoppiate dopo l’annuncio dei risultati del voto del 14 gennaio hanno causato la morte di 2 persone e 23 arresti.

Ieri il partito di Bobi Wine, National Unity Party, ha annunciato che ricorrerà contro l’esito del voto, denunciando frodi. Lo stesso partito ha anche denunciato che Wine e la moglie non possono lasciare la loro casa, che sarebbe circondata da soldati e polizia. Venerdì uno dei parlamentari del’Nup, Francis Zaake, è stato arrestato e picchiato, ed è ora ricoverato in ospedale

Tunisia: terza serata di scontri tra manifestanti e polizia in varie zone del paese

La Tunisia vive serate di violenza e vandalismi in molte sue città. E il governo è stato costretto a dispiegare l’esercito per proteggere le istituzioni e prevenire qualsiasi atto di caos. I militari sono stati schierati in 4 province: Sousse, Kasserine, Bizerte e Siliana. Ieri sera è stata la terza serata di scontri. Nel paese sono stati segnalati numerosi tentativi di furto e saccheggio di proprietà pubbliche e private.

A Jelma, nel governatorato di Sidi Bouzid, diversi manifestanti hanno interrotto una strada principale dove le forze di sicurezza hanno dovuto intervenire utilizzando gas lacrimogeni. Stesse immagini a Gafsa. Il tutto dopo l’inizio del coprifuoco fissato alle 16. La maggioranza dei rivoltosi ha età compresa tra i 20 e i 25 anni. La miccia esplosiva è la situazione economica del paese.

Centrafrica: i vescovi condannano le attività delle milizie e invitano al dialogo

Il 9 vescovi della conferenza episcopale della Repubblica Centrafricana, riuniti ieri in assemblea, hanno stigmatizzato l’offensiva dei ribelli della Coalizione dei patrioti per il cambiamento, che la settimana scorsa hanno tentato di prendere la capitale Bangui. I presuli hanno denunciato le divisioni della classe politica e invitato al dialogo. Ma ancora non si sono spenti gli echi delle elezioni del 27 dicembre: una coalizione di partiti ha chiesto al segretario generale Onu di aprire un’inchiesta sull’operato del rappresentate Onu in Centrafrica, Markeur Ndiaye, che avrebbe sostenuto Touadéra, riconfermato presidente. Intanto la Missione Onu in Centrafrica ha reso noto di aver ripreso il controllo della città di Bangassou, 750 km ad est di Bangui, che era caduta nelle mani di gruppi armati.