Manifestanti pro-militari davanti al palazzo presidenziale a Khartoum

Oggi parliamo della grave spaccatura tra civili e militari al governo in Sudan, delle proteste contro la monarchia assoluta in eSwatini e della politica di espansione della Turchia in Africa.

Sudan: si aggrava la crisi istituzionale, il premier avvia colloqui con le parti 

Sabato migliaia di manifestanti si sono radunati davanti al palazzo presidenziale a Khartoum chiedendo ai militari di prendere il potere. Le proteste sono state indette dall’ala militare della coalizione che condivide con i civili il governo transitorio, inclusi due gruppi armati dissidenti dalle Forze per la libertà e il cambiamento: Movimento di liberazione del Sudan (Slm-MM) di Minni Minnawi e Movimento giustizia e uguaglianza (Jem) di Gibril Ibrahim. I manifestanti – che sono riusciti a raggiungere i cancelli del palazzo presidenziale, normalmente blindato – sono arrivati nel centro di Khartoum su dozzine di autobus, scontandosi con i manifestanti pro-civili. Molti hanno affermato di aver ricevuto denaro per la loro partecipazione alle proteste, fa sapere il Sudan Tribune. Ieri il primo ministro Abdallah Hamdok ha avviato una serie di colloqui per cercare una soluzione alla crisi.

eSwatini: trasporti in sciopero contro la monarchia assoluta di Mswati III

Eswatini, piccolo paese dell’Africa australe, è rimasto paralizzato nella giornata di ieri per uno sciopero dei trasporti. La protesta è stata messa in atto non per ragioni sindacali ma contro il re Mswati III che regge l’ultima monarchia assoluta del continente senza preoccuparsi troppo dei suoi sudditi, considerato che due terzi del milione e 300mila abitanti vive sotto la soglia di povertà. Il re nomina i ministri, controlla il parlamento e i partiti politici sono vietati. A differenza dell’ondata di proteste dello scorso luglio, represse duramente da esercito e polizia, questa volta le forze dell’ordine si sono limitate a presidiare le due città principali: Manzini e Mbabane. La situazione resta tesa, con scuole chiuse e studenti in mobilitazione permanente.

Turchia: Erdoğan in visita in Angola, Togo e Nigeria

Il Marocco fa incetta di droni killer per potenziare le sue capacità di attacco contro il Fronte Polisario. Glieli ha venduti la Turchia. Sono 13 in totale. Vendita che mette sotto pressione anche l’Algeria che da mesi ha un conflitto aperto con Rabat. Il caso Marocco conferma la politica di espansione di Ankara in Africa. Inizia oggi un tour di quattro giorni del presidente Recep Tayyip Erdoğan nel continente che farà tappa in Angola, Nigeria e Togo dove firmerà accordi in campo economico, commerciale e dell’industria della difesa. Nel 2020 gli scambi commerciali della Turchia con i paesi africani hanno superato i 26 miliardi di dollari. Erdoğan da quando è salito al potere, nel 2002, ha effettuato 38 visite nel continente per un totale di 28 paesi africani toccati.

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