Oggi parliamo dell’avanzata dei ribelli tigrini e oromo in Etiopia, dell’aumento dei bambini tra i migranti climatici e dei giornalisti minacciati e uccisi nella Rd Congo.

Etiopia: Tplf e Ola avanzano e puntano al marciare sulla capitale

Dopo la conquista negli ultimi giorni delle importanti città di Dessiè e Kombolcha, nella regione Amhara, a circa 300 km da Addis Abeba, da parte dei ribelli del Tplf (Fronte di liberazione del popolo del Tigray), il primo ministro etiopico Abiy Ahmed, ha riconosciuto che i migliaia di volontari reclutati di recente per rinforzare le truppe federali, sono impreparati e disorganizzati. Si motiva così la disfatta subita dall’esercito etiopico, in ritirata sia dalle regioni del nord (Tigray, Amhara e Afar) che in quelle dell’ovest e del sud, da dove avanzano i ribelli dell’Esercito di liberazione Oromo (Ola) che hanno conquistato varie città e che unendosi ai tigrini, chiuderebbero in una morsa finale le truppe federali, per marciare sulla capitale Addis Abeba.

Un terzo dei 30 milioni di migranti climatici nel 2020 erano bambini

Nel 2020 10 milioni di bambini e bambine sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa della crisi climatica. Sono i dati diffusi, in occasione della Cop26, dal nuovo rapporto di Save the Children che sottolinea che, lo scorso anno, le persone costrette a migrare per i cambiamenti del clima sono state 30 milioni, un numero tre volte maggiore rispetto a quelle sfollate a causa di conflitti e violenze. Cifre che hanno subito una notevole impennata rispetto a 5 anni fa, quando si era fermi a 19 milioni di persone. Secondo l’organizzazione, che da oltre 100 anni si occupa di minori in paesi a rischio, i bambini nati nel 2020 saranno esposti alle ondate di calore eccessivo sette volte di più, rispetto ai loro nonni.

Rd Congo: 110 casi di violazione della libertà di stampa da inizio anno

Da gennaio a ottobre di quest’anno si sono registrati nella Repubblica democratica del Congo 110 casi di violazioni della libertà di stampa e nella metà dei casi è stata messa in pericolo l’incolumità stessa dei giornalisti. Lo dice un rapporto dell’organizzazione congolese “Giornalisti in pericolo” che, in collaborazione con Reporter senza Frontiere, ha monitorato la situazione. Particolarmente difficile fare informazione nel nordest del paese, nelle due province di Nord Kivu e Ituri, in stato d’assedio dal 6 maggio scorso per contrastare i numerosi gruppi armati. In queste province, tre giornalisti sono stati uccisi a maggio e ad agosto. Quello della libertà di stampa era uno dei punti del programma di governo del presidente Felix Tshisekedi, insediatosi tre anni fa.

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