Combattenti al-Shabaab in Somalia (Credit: kenyanews.go.ke)

Oggi parliamo dell’instabilità che persiste in Somalia in vista delle elezioni di febbraio, di attacchi missilistici dal Sahara Occidentale alla zona cuscinetto con il Marocco e delle proteste contro il carovita in Sudan.

Somalia: oltre 200 presunti jihadisti uccisi in diversi scontri con al-Shabaab 

Questa mattina il movimento terroristico al-Shabaab ha lanciato un attacco a sorpresa contro la città di Baadween, nella regione centrale di Mudug. Le autorità locali riferiscono che nei violenti scontri sono state uccise 26 persone, 20 delle quali sarebbero jihadisti.

Nel fine settimana i soldati ugandesi della Missione dell’Unione Africana (Amisom), hanno annunciato d’aver ucciso quasi 189 militanti di al-Shabaab in raid compiuti con elicotteri d’assalto e attacchi di terra da parte delle truppe congiunte in alcuni villaggi nella regione meridionale di Lower Shabelle, un centinaio di chilometri a sud-ovest di Mogadiscio. Le nuove violenze indicano il persistere dell’instabilità in Somalia, che si appresta a tenere le elezioni l’8 febbraio, dopo il ritiro delle truppe statunitensi, il 15 gennaio.

Sahara Occidentale: lancio di missili del Fronte Polisario nella zona cuscinetto con il Marocco

Gli indipendentisti del Fronte Polisario hanno bombardato sabato sera la zona cuscinetto di Guerguerat, nel Sahara Occidentale, sotto il controllo marocchino, in un attacco definito «guerra di propaganda» da Rabat. «L’esercito saharawi ha lanciato quattro missili in direzione della breccia illegale di Guerguerat e dei suoi dintorni», ha scritto in un comunicato l’agenzia di stampa sahariana Sps citando un leader militare.

Funzionari marocchini hanno minimizzato parlando di «situazione normale» e dell’intento solamente di «creare una guerra di propaganda, una guerra sui media». Ieri è arrivata la replica del portavoce del ministero della difesa saharawi, Sidi Ould Loukal , che ha minacciato il Marocco che «la guerra continuerà e si intensificherà».

Sudan: continuano le proteste nella capitale contro la crisi economica 

Per il terzo giorno consecutivo ieri, centinaia di sudanesi hanno manifestato nella capitale Khartoum e nelle città gemelle Oummdurman e Bahri, bloccando le strade principali per protestare contro il deterioramento delle condizioni economiche. Il Raggruppamento dei professionisti sudanesi, che guida le proteste, denuncia che il governo (Consiglio sovrano) sta attuando, di fatto, le stesse politiche del vecchio regime.

La crisi colpisce beni di prima necessità come pane, farina, carburante e gas domestico, poiché il prezzo del dollaro contro la sterlina sudanese è salito a cifre record (un dollaro equivale a 55 sterline nel mercato ufficiale e 300 nel mercato parallelo). Giovedì, il governo dello stato di Khartoum ha fissato i nuovi prezzi per il pane, aumentati del 100%.