Il presidente tunisino Kais Saied (Credit: middle-east-online.com)

Oggi parliamo del colpo di mano del presidente della Tunisia, dell’estensione in Amhara del conflitto civile in Etiopia e del nuovo slittamento del processo elettorale in Somalia. 

Tunisia: il presidente scioglie il governo e sospende il parlamento

Sotto pressione per le proteste di piazza contro la gestione della pandemia e per la crisi economica, il presidente tunisino Kais Saied ha licenziato ieri sera il governo guidato dal premier Hichem Mechichi, sospeso le attività del parlamento per 30 giorni e tolto l’immunità ai suoi 217 membri.
I nervi sono tesi nel paese. Mezzi militari hanno circondato la sede del parlamento e quella della tv nazionale, in esecuzione delle disposizioni del presidente.
Per il partito islamico Ennahda, prima forza del Parlamento, il presidente ha messo in atto un colpo di stato.
La crisi politica si innesta in una crisi sanitaria molto pesante. In un rapporto diffuso sabato, il ministero della salute ha annunciato un nuovo record di 317 decessi causati dal Covid-19 al 22 luglio, di cui 56 in 24 ore, con 18.369 morti dall’inizio dell’epidemia.

Etiopia: chiamata alle armi delle autorità della regione Amhara contro le forze del Tigray

In Etiopia, il conflitto civile nel Tigray si allarga alle regioni vicine.
Ieri il presidente della regione Amhara, Agegnehu Teshager, ha lanciato una chiamata alle armi, invitando “tutti i giovani” a prendere le armi e unirsi alle milizie regionali contro le forze della vicina regione del Tigray, con cui l’Amhara confina a nord.
L’appello alla mobilitazione di massa è arrivato mentre un portavoce del Fronte di liberazione del popolo del Tigray, affermava di aver conquistato la città Amhara di Adi Arkay.
La dichiarazione di ieri del presidente dell’Amhara, fa eco a una chiamata simile fatta venerdì dal presidente della regione di Afar, a est del Tigray, anch’essa interessata da recenti scontri con le forze tigrine.

Somalia: rinviate a data da destinarsi le elezioni in programma ieri

In Somalia l’inizio delle elezioni in programma domenica è stato ritardato perché le regioni dello Stato federale non sono riuscite a presentare in tempo la lista dei candidati o a formare i comitati locali incaricati del voto.
Secondo diverse fonti, l’unico Stato in cui si potrà votare “entro una settimana” è il Jubaland.
Nel complesso sistema elettorale somalo, delegati di una miriade di clan e sottoclan in ciascuno dei cinque stati selezionano i parlamentari, che a loro volta scelgono il presidente.
Il processo elettorale in Somalia, già slittato più volte dallo scorso anno, è al centro di una crisi politica che da mesi agita il paese.
Quest’ultimo slittamento è letto come una chiara mancanza di volontà politica di portare avanti le elezioni.

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