Donald Trump (Credit: eu.usatoday.com)

Oggi parliamo delle tensioni tra Usa ed Etiopia dopo le dichiarazioni di Trump su Gerd ed Egitto e degli esiti, molto diversi, delle elezioni presidenziali in Guinea e Seicelles.

Etiopia: “dichiarazioni belligeranti” di Trump, convocato l’ambasciatore Usa

Il governo etiopico è sconcertato per le parole pronunciate sabato scorso dal presidente americano Donald Trump, secondo il quale l’Egitto potrebbe «far saltare in aria» la Grande diga della Rinascita (Gerd) sul fiume Nilo, opera che è al centro di un’annosa diatriba tra Egitto, Etiopia e Sudan.

Il ministro degli esteri etiopico, Gedu Andargachew, ha convocato l’ambasciatore americano Mike Raynor, chiedendogli di «chiarire» le parole di Trump. Gedu ha ribadito che «l’incitamento alla guerra tra Etiopia ed Egitto da parte del presidente degli Stati Uniti non riflette la duratura alleanza strategica tra i due paesi, né è accettabile nel diritto internazionale». L’Etiopia, ha detto il ministro, «non soccomberà davanti alle minacce alla sua sovranità».

Seicelles: l’opposizione per la prima volta al potere con il nuovo presidente Ramkalawan

Nell’arcipelago delle Seicelles l’opposizione ha preso il potere per la prima volta dal 1977, un anno dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Le elezioni generali sono state vinte infatti dal sacerdote anglicano Wavel Ramkalawan e dal suo partito, l’Alleanza democratica delle Seicelles. Ramkalawan ha sconfitto il presidente Danny Faure con il 54,9% dei voti contro i 43,5% del suo contendente.

È stato il settimo tentativo di Ramkalawan di diventare presidente. Lo sconfitto partito di Faure, Seicelles unite, aveva preso il potere con un colpo di stato 43 anni fa mantenuto la presidenza anche dopo il ripristino della democrazia multipartitica nel 1993. Faure era subentrato al predecessore James Michel che si è dimesso nel 2016.

Guinea: il presidente Alpha Condé conquista il terzo mandato consecutivo

In Guinea è stata rispettata la regola del terzo mandato presidenziale consecutivo, anche se la Costituzione ne prevede due. E così, come ampiamente previsto, il presidente uscente Alpha Condé governerà per altri 5 anni. Lo ha annunciato la Commissione elettorale fornendo i dati provvisori del voto del 18 ottobre: ha votato il 78,9% dei 5,5 milioni di aventi diritto, Condé ha vinto con il 59,41% e l’oppositore Dalein Diallo si è fermato al 33,5%.

Diallo, che lunedì scorso si era autoproclamato vincitore contestando la validità del voto, ricorrerà alla Corte costituzionale. Da segnalare che anche il vice presidente della Commissione elettorale, Bano Sow, espresso dall’opposizione, ha dichiarato che il voto è stato falsato da brogli e anomalie.