Desmond Tutu

Oggi parliamo della scomparsa dell’arcivescovo anglicano Desmond Tutu in Sudafrica, della sospensione dei poteri del primo ministro in Somalia e del rapporto della Commissione verità e riconciliazione sulla dittatura in Gambia.

Sudafrica: il paese in lutto per la morte dell’arcivescovo anglicano Desmond Tutu

Desmond Mpilo Tutu, arcivescovo emerito della chiesa anglicana e icona della lotta del Sudafrica contro il sistema di apartheid, è deceduto a Città del Capo a 90 anni, il giorno dopo Natale. Era di etnia Xhosa, la stessa di Nelson Mandela, con il quale condivideva gli ideali e la visione futura. Ottimista ad oltranza, nulla poté mai scuotere la sua determinazione nel raggiungimento della libertà e della democrazia per mezzo della lotta non violenta. E il suo impegno instancabile gli fece conseguire nel 1984 il Nobel per la Pace. Attraverso di esso – come lui stesso affermò – il movimento anti-apartheid vide spalancarsi le porte all’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica internazionale. E Tutu, per la visibilità che si guadagnò, venne riconosciuto tra le personalità di maggiore spicco per l’autorevolezza morale che incarnava. La celebrazione funebre si terrà il 1° gennaio a Città del Capo.

Somalia: il presidente sospende i poteri del primo ministro

Il presidente della Somalia, Mohamed Abdullahi detto Farmajo, ha sospeso i poteri del primo ministro, Mohammed Hussein Roble, intensificando una destabilizzante disputa tra i due vertici dello Stato, in corso da oltre un anno. Il presidente, che aveva già sospeso il primo ministro in precedenza, ha dichiarato che la misura è stata presa in attesa dell’esito di un’inchiesta su accuse di acquisizione illecita di terreni da parte di Roble. La sospensione dei poteri del premier arriva il giorno dopo che questi ha accusato il presidente di aver ostacolato le elezioni parlamentari, che avrebbero dovuto svolgersi alla fine del 2020 e portare alla nomina di un nuovo capo dello Stato lo scorso febbraio.

Gambia: pubblicato il rapporto della Commissione verità e riconciliazione sulla dittatura di Yahya Jammeh

Ѐ stato reso noto il contenuto del rapporto della Commissione verità e riconciliazione che ha indagato in Gambia sui presunti crimini dell’ex presidente Yahya Jammeh, commessi durante i suoi 22 anni al potere, e che comprendono omicidi, detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni. Nel documento si raccomanda azioni legali contro l’ex dittatore e diversi presunti complici davanti a un tribunale internazionale. Un processo da tenere in un paese dell’Africa occidentale diverso dal Gambia, sotto l’egida della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao) o dell’Unione africana. Il tribunale richiesto potrebbe essere simile a quello che ha processato, e condannato all’ergastolo, in Senegal l’ex capo di stato ciadiano Hissène Habré, che ha governato il Ciad dal 1982 al 1990.

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