Migranti in fuga dalla Libia (Credit: ft.com)

Oggi parliamo delle nuove stragi di migranti nel Mediterraneo, della nomina del primo ministro di transizione in Mali e di un libro sul genocidio in Rwanda, destinato a far discutere.

Migranti: nuove stragi nel Mediterraneo con almeno 200 morti in una settimana

In un momento in cui non sono presenti navi delle ong, nel Mediterraneo si continua a partire e morire. Cinque stragi in una settimana e almeno 200 morti nella tratta di mare che separa la Libia dall’Italia. La più grave quella di lunedì 21 settembre, di cui si è saputo solo sabato 26: 111 le persone decedute, 9 quelle vive, soccorse da un pescatore.

Tutte le navi di soccorso sono ferme in Italia: la Sea watch 3 e 4 e la Ocean Viking per motivi amministrativi; la Mare Ionio per il mancato imbarco del team di soccorso, l’Open Arms per quarantena. Chi riesce a partire spesso è riportato indietro. Secondo l’Alto commissariato per i rifugiati fino al 23 settembre, 8.247 persone sono state intercettate e riportate in Libia dalla Guardia costiera del paese africano.

Mali: nominato il primo ministro, scelto dalla giunta militare golpista

Bah N’Daw, il presidente della transizione in Mali, ha firmato il suo primo decreto nominando il primo ministro. Si tratta di Moctar Ouane, già ministro degli esteri e con alle spalle un incarico nel 2016 alla commissione della Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale, con delega alla pace e alla sicurezza.

Anche questo nome è stato suggerito dalla giunta militare che lo scorso agosto ha deposto il presidente Keita e avviato – sulla carta in dialogo con i partiti di opposizione e la società civile – una transizione che dovrebbe durare 18 mesi e sfociare nelle elezioni presidenziali e politiche. Va registrato che M5G, il movimento che con mesi di manifestazioni ha contribuito alla caduta di Keita, aveva proposto una lista di 14 candidati, nessuno dei quali è stato preso in considerazione.

Rwanda: un libro-inchiesta rivela il ruolo del Fpr nel genocidio

S’intitola L’elogio del sangue ed è il libro inchiesta della giornalista canadese Judi Rever, incentrato sul ruolo che ha avuto il Fronte patriottico rwandese – il partito di Paul Kagame che governa da 26 anni – durante e dopo il genocidio del 1994 che costò la vita ad almeno 500mila persone, in gran parte tutsi e hutu moderati.

L’inchiesta sostiene, tra l’altro, che il Fronte patriottico rwandese ha commesso crimini contro l’umanità e si è servito di civili tutsi per commettere massacri contro civili hutu. Il libro è stato pubblicato qualche giorno fa in francese dall’editore Max Milo e già l’autrice è stata accusata di negazionismo da varie organizzazioni rwandesi. «Chi mi etichetta dovrebbe prima esaminare e prove e le testimonianze che ci sono nel testo», ribatte la giornalista.