Membri del gruppo terrorista somalo al-Shabaab (Daily Nation)

Oggi parliamo della minaccia di al-Shabaab contro interessi francesi e statunitensi a Gibuti, della firma di un accordo che stabilisce la laicità dello stato in Sudan e dell’aumento delle rimesse degli emigrati in Italia nel 2020.

Gibuti: chiamata alla jihad del leader di al-Shabaab contro interessi francesi e americani

In un audio il leader del gruppo terrorista somalo al-Shabaab, Ahmed Omar Diriye (conosciuto anche come Abu Ubaidah), ha lanciato una chiamata alla jihad e al martirio, invitando ad attaccare interessi americani e francesi a Gibuti, in vista delle elezioni presidenziali del 9 aprile.

Il terrorista accusa il presidente Ismaël Omar Guelleh (che punta a un quinto mandato) di aver trasformato il paese in una grande base militare “da cui è pianificata ogni guerra contro i musulmani in Africa orientale”, invitando i giovani di Gibuti a “eseguire singole operazioni di martirio del lupo solitario” per espellere francesi e americani.

L’ultimo attentato a Gibuti risale al 2014 lo stesso anno in cui Ahmed Diriye ha assunto la guida del gruppo jihadista, dopo che il suo predecessore e mentore, Moktar Ali Zubeyr, è stato ucciso da un drone americano.

Sudan: l’Splm-Nord firma con il governo un’intesa che garantisce la laicità dello stato

Il governo sudanese ha firmato ieri a Juba, in Sud Sudan, una dichiarazione di principi che stabilisce laicità dello stato e libertà di culto nel paese. “Nessuna religione sarà imposta a nessuno e lo stato non adotterà alcuna religione ufficiale”, afferma il documento firmato con l’Splm-Nord, gruppo ribelle prevalentemente cristiano che opera sui monti Nuba, che fino ad ora si era rifiutato di unirsi alla maggior parte delle altre fazioni armate, firmatarie di un accordo di pace con il nuovo governo.

Il deposto regime islamista di El-Bashir aveva introdotto la sharia come base della legge nel 1983, ma l’Splm-Nord ha sempre posto come base per la firma della pace la garanzia della laicità dello stato.

Italia: aumentate del 19% le rimesse degli immigrati nel 2020

In controtendenza rispetto alle previsioni della Banca Mondiale, che anticipava un crollo del 9,7% delle rimesse degli emigrati nel 2020, in tempo di Covid-19, sono invece aumentati gli invii di denaro degli stranieri immigrati nel nostro paese. Secondo i dati diffusi dalla Banca d’Italia, nei primi nove mesi dello scorso anno, l’invio di rimesse nei paesi d’origine, da parte delle comunità straniere, è aumentato del 19% rispetto al 2019.

Si è passati da 4,4 miliardi di euro a 5,3 miliardi. Un incremento registrato soprattutto nel secondo e terzo trimestre del 2020. Per alcune nazionalità, si è trattato di un aumento importante: la comunità ucraina è riuscita a registrare, nonostante la crisi della pandemia, un +118%, quella nigeriana, un +109%.

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