Il corpo di un migrante morto in mare preso in carico dalla Croce rossa libica (Credit: media.ifrc.org)

Oggi parliamo del trascorso weekend di sbarchi, salvataggi e migranti morti nel Mediterraneo, della svolta politica verso elezioni in Somalia e del nuovo governo nominato dai militari al potere in Ciad.

Migranti: un altro fine settimana di sbarchi, respingimenti e morti nel Mediterraneo

Sono oltre 700 le persone migranti arrivate a Lampedusa questo weekend e altrettante quelle riportate indietro dalla guardia costiera libica.
50 i morti in un naufragio davanti ad Al Zawiya, secondo quanto diffuso da un tweet di Al Arabiya. 50 che si aggiungono agli 11 segnalati dall’Oim, l’agenzia dell’Onu per le migrazioni. È un bollettino, questo del Mare Nostrum, che continua ad aggiornare partenze e respingimenti, morti e dispersi.
E che vede ancora in attesa di un porto sicuro la Sea Watch 4. La nave della ong tedesca che ha effettuato sei salvataggi in 72 ore e che ora aspetta di poter far sbarcare le 455 persone che ha a bordo.
Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, rilancia il Digiuno di giustizia, martedì 5 maggio, davanti a Montecitorio, per chiedere all’Europa una nuova missione Mare Nostrum.

Somalia: il parlamento ripristina l’accordo elettorale di settembre 2020

Primi segnali di allentamento della crescente tensione politica sono arrivati sabato scorso, quando la camera bassa ha approvato all’unanimità il ripristino dell’accordo raggiunto lo scorso settembre che dovrebbe consentire al paese di indire elezioni indirette, annullando la proroga di due anni del mandato presidenziale (e del parlamento, scaduti entrambi l’8 febbraio) approvata il 12 aprile.
Poco prima della votazione il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed si era rivolto alla nazione annunciato d’aver designato il primo ministro Mohamed Hussein Roble come responsabile dell’organizzazione delle elezioni, aderendo così a una delle principali richieste degli oppositori per sbloccare la situazione.

Ciad: i militari al potere nominano un nuovo governo

Il Consiglio militare di transizione al potere in Ciad dal 20 di aprile, in seguito alla morte di Idriss Déby, presidente da 30 anni, ha nominato ieri un governo incaricato di gestire i 18 mesi che dovrebbero portare il paese al voto.
La scelta della giunta militare, presieduta dal figlio di Déby, Mahamat, arriva dopo che è stato sciolto il precedente governo, il parlamento e sostituita la Costituzione con una Carta di transizione.
Nel nuovo governo, che può essere revocato in ogni momento dai militari, sono stati imbarcate anche alcune figure dell’opposizione. Rimane il fatto che sindacati, società civile e partiti dell’opposizione continuano a denunciare il colpo di stato istituzionale, chiedono il ripristino della Costituzione e sottolineano che la transizione deve essere diretta da civili.