Migranti nel Golfo di Aden (Credit: National Yemen)

Oggi parliamo del naufragio di migranti davanti alle coste di Gibuti, delle proteste nel Sudan orientale per la firma degli accordi di pace e del blocco delle frontiere della Guinea in vista delle elezioni presidenziali.

Gibuti: 8 migranti morti e 12 dispersi al largo delle coste di Gibuti

Almeno 8 migranti sono morti e 12 dispersi in mare dopo essere stati costretti dai trafficanti a gettarsi in mare da una barca al largo delle coste di Gibuti, dove i 14 superstiti stanno ricevendo cure mediche. L’agenzia Onu per le migrazioni ritiene che tutti i 34 migranti a bordo fossero etiopici che tentavano di tornare nel Corno d’Africa dopo aver fallito nell’attraversare lo Yemen.

Migliaia di lavoratori etiopici diretti in Arabia Saudita attraversano lo Yemen ogni mese, ma le restrizioni dovute al Covid-19 nel paese devastato dalla guerra, hanno reso il viaggio ancora più pericoloso, costringendo molti a tornare indietro. Ad oggi 14mila migranti, per lo più etiopici, sono bloccati nello Yemen nel tentativo di tornare nel loro paese d’origine.

Sudan: proteste contro la firma degli accordi di pace a Port Sudan

Ieri manifestanti hanno bloccato il terminal container di Port Sudan, sul Mar Rosso, e una strada che collega la città orientale e la capitale Khartoum, per protestare contro l’accordo di pace firmato sabato a Juba, capitale del Sud Sudan, tra il governo e gruppi armati di tutto il paese.

Sindacati e politici locali sostengono che le due fazioni che hanno partecipato al processo di pace, non rappresentano le forze politiche sul campo nell’est del paese. La politica nel Sudan orientale è instabile a causa delle violente tensioni tribali che hanno colpito di recente Port Sudan e Kassala, il posizionamento da parte delle potenze regionali, compresi i ricchi stati del Golfo, e la rabbia per una crisi economica di lunga durata.

Guinea: frontiere chiuse in vista del voto presidenziale del 18 ottobre

Il peso dell’elettorato che vive all’estero è marginale (circa l’1% dei 5 milioni di elettori) eppure il presidente della Guinea Alpha Condé – candidato per il terzo mandato alle elezioni del 18 ottobre – sembra temere questi potenziali elettori. Non si spiega altrimenti perché dal 27 settembre ha disposto la chiusura delle frontiere con Senegal (dove risiede la più numerosa diaspora guineana), Guinea-Bissau e Sierra Leone.

La motivazione ufficiale è che da questi paesi potrebbero infiltrarsi gruppi vicini all’opposizione guineana – in particolare sostenitori di Cellou Dalien Diallo, l’uomo politico che può contrastarlo nelle urne – con l’obiettivo di perturbare le operazioni di voto. Ma non si vede quali vantaggi potrebbe trarre Diallo, uomo delle istituzioni, da un’operazione di questo genere.