Assimi Goita (Cnn)

Oggi parliamo della nomina a presidente del Mali del colonnello golpista Goïta, di un’imponente esercitazione militare in Marocco e della contesta riforma della Commissione elettorale nella Rd Congo.

Mali: la Corte suprema nomina il colonnello golpista Goïta presidente

C’è attesa in Mali e nella comunità internazionale, Unione africana in testa, sul discorso che il colonnello Assimi Goïta terrà stamane in occasione della sua nomina a presidente della transizione da parte della Corte suprema.
Autore di due colpi di stato – il 18 agosto 2020 con la destituzione del presidente Boubacar Keita, e il 24 maggio scorso con l’arresto del presidente e del primo ministro della transizione – il colonnello dovrebbe confermare l’agenda della transizione che prevede il voto e quindi il ritorno del potere in mano ai civili, entro il marzo del prossimo anno.
Inoltre, come chiede il movimento M5, dovrebbe indicare il nuovo primo ministro: è favorito Choguel Maïga, presidente del comitato strategico del movimento M5.

Marocco: imponente esercitazione militare transnazionale

Si chiama African Lion 2021, ed è una delle principali esercitazioni organizzate e guidate congiuntamente dallo United States Africa Command (Africom) e dalla Royal Armed marocchina.
Inizia oggi per concludersi il 18 giugno e si svolgerà in diverse regioni del Marocco: Agadir, Tifnit, Tan Tan, Mehbes, Tafraout, Ben Guerir e Kénitra.
Coinvolge migliaia di soldati che arrivano da più paesi, tra cui Regno Unito, Brasile, Canada, Tunisia, Senegal, Italia e Nato oltre agli osservatori militari da una trentina di paesi in rappresentanza di Africa, Europa e America.
Numerosi gli obiettivi di questa esercitazione, considerata tra le più importanti al mondo.
Si tratta in particolare di sviluppare le competenze nel campo della cyber defence e di addestrare la componente aerea allo svolgimento delle operazioni di caccia.

Rd Congo: contesta dalle opposizioni la riforma della Commissione elettorale approvata dal parlamento

Non piace né a larga parte dell’opposizione né alla società civile la riforma della Commissione elettorale approvata venerdì scorso dal parlamento.
Il 15 membri della commissione sono così suddivisi: 6 usciranno dalle file della maggioranza presidenziale, 4 dall’opposizione e 5 dalla società civile.
Lo schieramento del presidente Felix Tshisekedi sostiene che è fondamentale che la legge preveda che i membri della commissione non possano, pena la decadenza, partecipare alle attività dei loro partiti.
Secondo Martin Fayulu, leader dello schieramento Lamuka, si tratta di «un’operazione del presidente, fatta su misura per preparare la frode elettorale del 2023», anno delle elezioni generali.
Per il movimento Lucha, la legge stabilisce il controllo della politica sulla commissione.