Proteste dei giovani in Senegal (africafeeds.com)

Oggi parliamo delle manifestazioni dell’opposizione in Senegal, di nuovi equilibri geopolitici in Africa Orientale e dell’allarme Coldiretti in Italia per la mancanza di manodopera straniera in agricoltura.

Senegal: continuano le proteste di piazza contro l’arresto dell’oppositore Sonko

Si apre una settimana difficile per il Senegal. L’arresto il 3 marzo di Ousmane Sonko, principale oppositore del governo di Macki Sall, ha innescato un’ondata di proteste, con scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, che ha causato 5 morti. Proteste che continueranno fino a mercoledì. Per questo il governo ha deciso di sospendere le lezioni scolastiche su tutto il territorio nazionale.

Sonko, accusato di aver organizzato una manifestazione non autorizzata, deve difendersi anche da un’accusa di stupro che gli è stata mossa da una impiegata di un centro di bellezza. Secondo i suoi sostenitori, sarebbero manovre messe in atto per compromettere l’immagine pubblica di Sonko che alle presidenziali del 2019 è arrivato al terzo posto ed è una figura che potrebbe coagulare le forze dell’opposizione in vista delle presidenziali del 2024.

Si rafforzano gli assi contrapposti Etiopia-Eritrea-Sud Sudan e Sudan-Egitto

Si rafforzano in Africa orientale due schieramenti contrapposti che rischiano di degenerare in un aperto conflitto regionale. Da una parte il Sudan e l’Egitto in chiave anti-Etiopia, dall’altro l’alleanza di Addis Abeba con Eritrea e Sud Sudan.

Sabato il presidente egiziano al-Sisi si è recato a Khartoum per la prima volta dal rovesciamento del presidente Omar El-Bashir nel 2019, e dopo la firma di accordi di cooperazione militare tra i due paesi. Contemporaneamente si incontravano a Juba il primo ministro etiopico Abiy Ahmed e il presidente eritreo Isaia Afwerki. Sullo sfondo ci sono crescenti tensioni per i mancati accordi tra Sudan, Egitto ed Etiopia sulla diga etiopica sul Nilo Azzurro e il rafforzamento degli avamposti militari lungo il confine tra Sudan ed Etiopia.

Allarme Coldiretti: mancano 36mila marocchini per la raccolta delle primizie

Inizia la raccolta delle primizie e arriva il primo allarme da parte della Coldiretti. Con la sospensione dei collegamenti aerei tra Marocco e Italia, a causa della pandemia, nelle campagne della penisola verrebbero a mancare, secondo l’associazione, quasi 36mila persone. La comunità marocchina è infatti la seconda comunità più numerosa tra i braccianti agricoli. Rappresenta quasi il 10% dei lavoratori stagionali a tempo determinato che arrivano in Italia ogni primavera.

La Coldiretti si è detta impegnata con l’ambasciata del Marocco per trattative volte a tutelare i raccolti. Il problema però, avverte, è ben più ampio, visto che un quarto del made in Italy agricolo è raccolto da lavoratori stranieri: 368mila persone, provenienti da 155 paesi differenti. La richiesta, alla commissione europea, è quella di aprire i “corridoi verdi”.