Oggi parliamo del Somaliland al voto, della deposizione del leader del Fronte Polisario davanti al Tribunale nazionale spagnolo e del rapporto di Greenpeace sulle crescenti quantità di farina e olio di pesce esportate in Europa e Cina che vengono così strappate a Mauritania, Senegal e Gambia.

Brahim Ghali davanti al Tribunale spagnolo

Il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, deporrà oggi davanti al Tribunale nazionale spagnolo e resterà a disposizione della giustizia in futuro se necessario. Secondo il quotidiano El Pais, con questo impegno, Ghali cercherà di neutralizzare l’imposizione delle misure cautelari richieste dalle accuse, che gli impedirebbero di lasciare la Spagna. Il leader del Fronte del Polisario è ricoverato dal 18 aprile scorso in un ospedale di Logrono, nei pressi di Bilbao, e deve rispondere delle accuse di tortura, detenzione, genocidio e crimini contro l’umanità presentate dal blogger Fadel Breica e dall’Associazione saharawi per la difesa dei diritti umani. La sua presenza in Spagna è stata all’origine della crisi diplomatica tra Madrid e Rabat culminata con l’arrivo di circa 10mila migranti nell’enclave spagnola di Ceuta a metà maggio.

Somaliland al voto

Il Somaliland – regione del nordovest della Somalia, che si è autoproclamata repubblica indipendente 30 anni fa senza essere riconosciuta dalla comunità internazionale – continua a dar prova di stabilità. Nella giornata di ieri più di un milione di elettori hanno potuto recarsi alle urne per rinnovare il parlamento e le amministrazioni locali: 250 candidati per gli 82 seggi parlamentari e un migliaio di candidati per 249 posti di consiglieri locali. Il voto si è svolto senza problemi e i risultati saranno resi noti entro cinque giorni. Le precedenti elezioni legislative si sono tenute nel 2005, segno che il Somaliland è comunque in via di assestamento, ma certo la situazione non paragonabile all’instabilità permanente che conosce la Somalia e il governo di Mogadiscio.

 

Mauritania, Senegal e Gambia minacciate dall’insicurezza alimentare

Le comunità costiere di Mauritania, Senegal e Gambia vedono minacciata la loro sicurezza alimentare perché quantità crescenti di farina e olio di pesce – in gran parte sardine pescate nell’Atlantico – sono esportate in Europa e il Cina. Lo afferma un rapporto di Greenpeace, sottolineando che ogni anno 500mila tonnellate di pesce, che potrebbero far parte dell’alimentazione di 33 milioni di persone, sono trasformate in farina e olio richiesti dai settori dell’acquacoltura e dei complementi alimentari. Inoltre, sostiene Greenpeace, siamo in presenza di uno sfruttamento eccessivo della fauna ittica. In questa area dell’Africa la produzione di farina e olio di pesce è passata dalle 13mila tonnellate del 2010 alle 170mila tonnellate del 2019.