La petroliera FSO Safer davanti alla costa yemenita del Mar Rosso (Credit: Getty Image)

Oggi parliamo della minaccia di un gigantesco disastro ambientale nel Mar Rosso, dell’arresto del politico ispiratore del film Hotel Rwanda e delle minacce alla libertà di espressione in Tunisia.

Yemen: una gigantesca petroliera minaccia l’ecosistema del Mar Rosso

Una gigantesca petroliera con più di un milione di barili di greggio a bordo, minaccia di generare un nuovo disastro ecologico nel Mar Rosso. Il sito d’informazione Jeuneafrique denuncia che la vecchia petroliera giapponese FSO Safer, ancorata non lontano dalla città yemenita di al-Hodeidah, al largo del porto di Ras Isa, starebbe imbarcando acqua.

Il rischio è che si sviluppi una catastrofe ambientale 100 volte peggiore di quella che ha appena colpito le Mauritius. Una marea nera che contaminerebbe in modo permanente gli ecosistemi dei tutto il Mar Rosso, influenzando la vita di milioni di persone in Yemen, Arabia Saudita, Sudan, Egitto, Somalia, Giordania, Eritrea e Gibuti.

Rwanda: arrestato Paul Rusesabagina, ispiratore del film Hotel Rwanda

Ha ispirato il film Hotel Rwanda che racconta come in pieno genocidio del 1994 – che costò la vita ad almeno 500mila rwandesi, la stragrande maggioranza di etnia tutsi ma anche hutu – il proprietario di quell’albergo riuscì a salvare la vita a un migliaio di persone. Ora Paul Rusesabagina è stato arrestato con l’accusa di sostenere movimenti ribelli rwandesi.

L’accusato, che ha iniziato a prendere le distanze dal regime di Paul Kagame fin dal 2007 e ha fondato il Partito democratico rwandese, nega ogni addebito. La polizia rwandese lo ha presento alla stampa nella capitale Kigali, senza specificare dove e in che modo sia avvenuto il suo arresto, limitandosi ad accennare a un’operazione di «cooperazione internazionale». Rusesabagina viveva in esilio da anni e ha una residenza sia in Belgio che negli Stati Uniti.

Tunisia: i giornalisti denunciano una stretta sulla libertà d’espressione

Il clima politico e delle libertà civili sta peggiorando in Tunisia. Lo testimonia anche la denuncia dell’Unione nazionale dei giornalisti tunisini che ha condannato una nuova ondata di intimidazioni e perseguimento penale, sulla base della legge antiterrorismo. Il sindacato ha sottolineato come i giornalisti siano “sotto pressione nel loro lavoro di indagine e inchiesta, soprattutto quando si tratta di argomenti relativi a reati terroristici”.

L’Unione ha inoltre condannato i frequenti interrogatori rivolti ai giornalisti dall’unità incaricata di indagare sui crimini di terrorismo a El Aouina. Il sindacato, nella sua nota, cita ance il caso di Mongi Khadhraoui, interrogato il 29 agosto per un articolo pubblicato sul quotidiano Al Chourouk nel 2016, sulla cellula terroristica Mnihla e sulle sue fonti di informazione.