Oggi parliamo del rapporto sulla fame nel mondo, di quasi 2.000 nuovi arresti in Egitto e delle indiscrezioni sulla liberazione degli ostaggi in mano agli jihadisti in Mali.

Rapporto sulla fame nel mondo: 60 milioni di persone denutrite in più, rispetto al 2014

La percentuale di persone denutrite nel mondo è stabile, ma il numero assoluto è in aumento: nel 2019 la popolazione mondiale denutrita era all’8,9%, invariata rispetto al 2018, ma nel 2019 questa percentuale corrispondeva a quasi 690 milioni di persone, ovvero 10 milioni in più rispetto al 2018 e quasi 60 milioni in più rispetto al 2014.

È quanto emerge dal 15esimo rapporto dell’Indice Globale della fame curato per l’Italia da Cesvi, tra i principali rapporti internazionali per la misurazione della fame nel mondo. In 11 paesi si registrano livelli di fame allarmanti, 8 di questi sono africani. Il dato peggiore è quello della Somalia dove 2,1 milioni di persone vivono in uno stato di crisi alimentare acuta e il 12,2% dei bambini muore prima dei 5 anni.

Egitto: 1.943 arresti dal 20 settembre. L’Ad di Eni Claudio Descalzi incontra al-Sisi

Quasi 2mila gli arresti compiuti in Egitto dal 20 settembre, per reprimere le proteste anti-governative. Nel silenzio quasi totale di fonti e media ufficiali, la cifra di 1.943 viene fornita su Facebook da un ex candidato presidenziale, Khaled Ali, che pubblica un elenco di nomi raccolti da avvocati, famiglie e ong per la difesa dei diritti umani.

Le proteste sono avvenute sfidando un sostanziale bando delle manifestazioni di piazza, in vigore dal 2013. Nelle stesse ore in cui usciva l’elenco, il presidente al-Sisi riceveva ieri l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. Un incontro stridente, ma giudicato “positivo” per il gruppo italiano, perché al-Sisi ha invitato il ministero del petrolio a mantenere “un’intensa collaborazione” con Eni, facilitando le sue attività nel paese.

Francia: “ruolo marginale” nella liberazione degli ostaggi in Mali

La Francia mette le mani avanti e afferma di aver avuto un ruolo secondario nella liberazione, la settimana scorsa in Mali, dei tre ostaggi occidentali e del leader dell’opposizione Soumaïla Cissé in mano ai jihadisti. L’operazione sarebbe dunque stata condotta dal governo di transizione maliano che avrebbe in cambio liberato 180 jihadisti e pagato una cifra considerevole: si ipotizza 30 milioni di euro.

Gran parte dei terroristi liberati sarebbero soldati semplici, ma indiscrezioni dicono che ci sono anche due figure di spicco: il mauritano Fawaz Ould Ahmed, arrestato nel 2016 e legato al al-Qaeda nel Maghreb islamico, e Mimi Ould Baba Ould Cheick, arrestato nel 2017 dalla forza francese Barkhane e accusato di aver pianificato attentati in Costa d’Avorio e Burkina Faso.