Oggi parliamo del taglio dell’assistenza alimentare agli sfollati in Sud Sudan, delle accuse di corruzione lanciate da un’ong contro la British American Tobacco e del flop del programma europeo per il rimpatrio di migranti irregolari.

Sud Sudan: il Pam annuncia il taglio delle razioni alimentari per carenza di fondi

In Sud Sudan il Programma alimentare mondiale (Pam) ha annunciato ieri la sospensione da ottobre delle razioni alimentari mensili a 106mila persone ospitate nei capi profughi nelle aree di Wau e Bor e nella capitale Juba. La sospensione dell’assistenza alimentare fa parte di una più ampia riduzione annunciata ad aprile in tutti i campi, a causa della carenza dei fondi dei donatori internazionali. In particolare, il Pam ha fatto sapere che servono 154 milioni di dollari entro i prossimi quattro mesi per consentirgli di fornire assistenza alimentare in quantità sufficienti. Le persone colpite includono 700mila rifugiati e sfollati interni che già ora ricevono la metà del contenuto calorico di una normale razione alimentare. L’insicurezza alimentare in Sud Sudan è aumentata negli ultimi anni e attualmente colpisce oltre il 60% della popolazione del paese.

L’ong STOP accusa la British American Tobacco di corruzione in almeno 10 paesi africani

La multinazionale britannica di tabacco British American Tobacco è sospettata di aver effettuato centinaia di «pagamenti discutibili» in dieci paesi africani in cinque anni per influenzare le politiche sanitarie e danneggiare i suoi concorrenti. È l’accusa emersa in un report della ong anti-tabacco STOP, che imputa al gigante mondiale del tabacco di aver distribuito oltre 600mila dollari sotto forma di denaro, automobili o donazioni per campagne a decine di politici, legislatori, funzionari pubblici, giornalisti e dipendenti di aziende concorrenti tra il 2008 e il 2013. L’ong STOP, lanciata nel 2018 dal miliardario ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg, rivela che sono stati individuati 236 “pagamenti discutibili” effettuati in Burundi, Comore, Rd Congo, Kenya, Malawi, Rwanda, Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia.

Europa: meno di 1 migrante su 5 senza documenti è rimpatriato nel paese d’origine

Meno di un migrante su cinque lascia l’Europa dopo esservi entrato senza documenti. Nonostante ogni anno circa mezzo milione di cittadini non Ue abbia ricevuto un’ingiunzione a lasciare il continente europeo in cui è entrato, o soggiornava, senza autorizzazione. La Corte dei Conti europea pubblica un report sulle riammissioni denunciando il fallimentare sistema dei rimpatri che, a leggere i numeri, presenterebbe “gravi inefficienze che sortiscono un effetto contrario a quello auspicato: incoraggiano, anziché scoraggiare, l’immigrazione illegale”. La causa di questa inefficienza è la difficoltà di cooperare con i paesi di origine dei migranti, paesi con cui si sono compiuti scarsi progressi nel concludere negoziati per gli accordi di riammissione.

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