Oggi parliamo dell’allarme per la crisi alimentare nella regione del Lago Ciad, delle denunce Onu per l’aumento delle violenze della polizia tunisina sui civili e del divieto di taglio di legname imposto a salvaguardia delle foreste in Guinea.

Lago Ciad: la crisi alimentare colpisce oltre 5 milioni di persone

Nel bacino del Lago Ciad circa 5 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza e 400mila bambini soffrono di malnutrizione. Lo afferma un rapporto dell’Ufficio degli affari umanitari delle Nazioni Unite.
I territori interessati sono l’estremo nord del Camerun, la regione del lago, il sud-est del Niger e tre stati della Nigeria: Adamawa, Borno e Yobe.
Tutte aree che hanno limitate risorse naturali e che dal 2009 devono fare i conti con la destabilizzazione dei gruppi jihadisti Boko Haram e Stato islamico dell’Africa dell’ovest.
Un’instabilità che ha provocato 36mila morti.
Per rispondere in maniera adeguata ai bisogni umanitari più acuti sono necessari, secondo l’Onu, 2,5 miliardi di dollari entro il 2021. Finora è stato raccolto solo il 13% dei fondi.

Tunisia: l’Onu denuncia un preoccupante aumento delle violenze della polizia

L’Onu ha espresso preoccupazione per l’aumento della violenza della polizia in Tunisia e ha esortato le autorità ad avviare indagini e a punire gli autori degli abusi.
Un appello che fa seguito all’intervento della Commissione suprema per i diritti umani tunisina che il 10 giugno aveva avvertito che tali abusi rischiano di minare «la fiducia nello Stato e nelle sue istituzioni».
L’Ufficio dell’Onu ha chiesto alle autorità del paese di avviare il prima possibile indagini amministrative e giudiziarie «serie, trasparenti e imparziali».
Il comunicato fa riferimento anche alle proteste di questi giorni nella cittadina di Sidi Hassine, provocate dalla morte, l’8 giugno, di un 32enne in «circostanze ancora da chiarire», in una stazione di polizia, e dall’aggressione di un minorenne, spogliato e malmenato da poliziotti.

Guinea: vietato il taglio di legname su tutto il territorio nazionale

Da ieri in Guinea è vietato tagliare alberi e trasportare legname. Lo ha stabilito il ministro dell’ambiente: non è stato specificato per quanto tempo rimarrà in vigore questa misura che ha lo scopo di arginare lo sfruttamento delle risorse forestali.
Il provvedimento è contestato dalla Rete della società civile per l’ambiente che ricorda al ministro che l’85% delle comunità rurali vivono di risorse naturali e che il legno è utilizzato per le attività quotidiane.
Di segno opposto la presa di posizione del Forum civile guineano che sottolinea alcuni dati. Nel 1960 il paese aveva 17 milioni di ettari di foresta, che oggi sono ridotti a 700mila: la causa principale, secondo il forum, è l’introduzione di nuove coltivazioni – come la Palma, il cacao e il caffè – che necessitano di terreno.

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