Oggi parliamo del considerevole aumento del debito estero dei paesi africani, degli appelli per un cessate il fuoco in Etiopia e delle proteste in Malawi per chiedere leggi più severe contro lo stupro.

Debito estero: aumentato di quasi quattro volte in 10 anni per i paesi africani

Ogni anno esce l’International Debt Statistics (IDS), pubblicazione della Banca Mondiale contenente statistiche e analisi sul debito estero per i 120 paesi a basso e medio reddito. Quest’anno il rapporto segnala che nel 9% dei paesi esaminati, il rapporto ha superato il 100 per cento, un terzo in più rispetto alla quota comparabile al 2010.

Lo stock di debito estero dei paesi ammissibili alla Debt Service Suspension Initiative, approvata ad aprile dal G20, è salito a 744 miliardi di dollari. Colpa anche del Covid. Tra il 2009 e il 2019 i paesi africani hanno aumentato l’indebitamento esterno di quasi quattro volte, da 19,9 miliardi a 73,8 miliardi di dollari. La situazione peggiore riguarda l’Etiopia dove il debito nel giro di 10 anni è cresciuto di 5 volte. Seguita da Kenya dove il debito, dagli 8,5 miliardi del 2009 è passato ai 34,2 del 2019.

Etiopia: continua l’offensiva militare nel Tigray, si moltiplicano gli appelli per un cessate il fuoco

Il primo ministro etiopico Abiy Ahmed non sembra intenzionato a fermare l’offensiva militare contro la regione ribelle del Tigray che in 13 giorni ha causato centinaia di morti e 25mila profughi. L’esercito etiopico ha annunciato d’aver colpito obbiettivi nella capitale tigrina Makellé e che le forze di terra si stanno spingendo avanti nel territorio.

Intanto ieri, dopo il presidente ugandese Yoweri Museveni, anche quello del Kenya Uhuru Kenyatta ha aggiunto la sua voce agli appelli internazionali per una risoluzione del conflitto, che preoccupa l’intera regione. Sempre ieri il primo ministro sudanese Abdallah Hamdok ha chiesto la mediazione africana per avviare colloqui tra il governo federale dell’Etiopia e il Fronte di liberazione popolare del Tigray.

Malawi: nuove manifestazioni per chiedere leggi più severe contro lo stupro

Centinaia di manifestanti, per lo più donne, sono tornati in piazza ieri in Malawi per chiedere pene più severe per lo stupro. Si è trattato dell’ultima di una serie di proteste che continuano da mesi contro gli abusi sessuali, frequenti sui minori, un fenomeno in aumento nel paese.

I manifestanti hanno presentato una petizione alle autorità di Lilongwe, Blantyre e Mzuzu, chiedendo al governo di istituire un registro per i reati sessuali, rifugi per donne, tribunali speciali per crimini sessuali e una revisione del programma di educazione sessuale nelle scuole. Nel 2019, in Malawi, la polizia ha raccolto un totale di 1.766 denunce di stupro.