Oggi parliamo di manifestazioni represse dalla polizia in Sudan, della condanna al carcere per il figlio dell’ex presidente angolano Dos Santos e del flop delle regolarizzazioni di immigrati lavoratori in Italia

Sudan: manifestazioni represse dalla polizia in tutto il paese

La polizia della capitale sudanese Khartoum ha sparato gas lacrimogeni e si è scontrata con i manifestanti, scesi in piazza ieri per chiedere al governo di transizione di accelerare il ritmo delle riforme e garantire giustizia per le violazioni dei diritti umani. Negli scontri molte persone sono state ferite e almeno 77 sono state arrestate. In diverse migliaia hanno manifestato nella capitale e in altre città del paese per celebrare l’anniversario della firma, lo scorso anno, dell’accordo di condivisione del potere tra l’esercito che ha estromesso l’ex presidente Omar El-Bashir, e il movimento di protesta legato all’opposizione. I manifestanti chiedono la ristrutturazione delle forze armate regolari, l’organizzazione di una conferenza economica e la ricomposizione della coalizione Forces for Freedom and Change che costituiva la spina dorsale della rivoluzione.

Angola: condannato a 5 anni di carcere il figlio dell’ex presidente Dos Santos

José Filomeno dos Santos, figlio dell’ex presidente dell’Angola José Eduardo dos Santos, è stato condannato a 5 anni di carcere per frode nell’ambito delle sue attività alla guida di un fondo sovrano angolano tra il 2013 e il 2018. A giugno la procura aveva chiesto una condanna a 7 anni contro dos Santos e un altro imputato, e 10 anni per altri due, tra cui l’ex capo della Banca centrale, Valter Filipe da Silva. I tre presunti complici del figlio dell’ex presidente, 42 anni, sono stati condannati a pene dai 4 ai 6 anni. Erano accusati di aver trasferito illegalmente 500 milioni di dollari dalla Banca centrale a un conto londinese di un’agenzia del Credit Suisse. Una frode che gli avrebbe consentito di sottrarre fino a 1,5 miliardi di dollari.

Italia, regolarizzazioni: un flop secondo i dati del Viminale

Sono 207.542 le domande ricevute dal portale del ministero dell’Interno per avviare la procedura di emersione dei rapporti di lavoro in Italia. Un mezzo flop, visto che il Viminale ne attendeva almeno mezzo milione. Il report finale evidenzia una prevalenza di richieste riguardanti il lavoro domestico, che costituiscono l’85% del totale delle domande. La Lombardia è la regione da cui sono state inviate il maggior numero di richieste per il settore del lavoro domestico, mentre al primo posto per il lavoro subordinato si trova la Campania. Rispetto al paese di provenienza del lavoratore, ai primi posti risultano l’Ucraina, il Bangladesh e il Pakistan per il lavoro domestico. Mentre l’Albania, il Marocco e l’India primeggiano per il lavoro subordinato.