Violenze di polizia contro un manifestante in Angola (radioangola.org)

Oggi parliamo di manifestanti uccisi dalla polizia in Angola, di sanzioni imposte dalla Gran Bretagna a quattro alti funzionari dello Zimbabwe e delle violazioni dei diritti dei migranti sulla rotta di Canarie. 

Angola: manifestanti uccisi dalla polizia nella città di Cafunda

Sabato scorso nel nord-est dell’Angola la polizia ha ucciso diversi manifestanti. La repressione è avvenuta contro una manifestazione non autorizzata nella città diamantifera di Cafunfo, nella remota provincia di Lunda Norte. Secondo la polizia 300 membri del movimento Lunda Tchokwe, uno dei due gruppi secessionisti attivi nel paese, avrebbero assaltato la locale stazione di polizia, ferendo due agenti.

Un video diffuso su Twitter mostra invece militari e agenti di polizia in piedi su una dozzina di corpi esanimi disarmati. Il movimento sostiene che 12 dei loro attivisti sono stati uccisi, mentre il principale partito di opposizione, Unita, nel condannare il “barbaro assassinio” parla di almeno 21 morti e 28 feriti gravi.

Zimbabwe: arrestate tre oppositrici, la Gran Bretagna sanziona quattro alti funzionari

Una parlamentare e due attiviste dell’opposizione (Movimento per il Cambiamento Democratico) – Joanna Mamombe, Netsai Marova e Cecilia Chimbiri, sono state arrestate ieri per aver usato un linguaggio offensivo e osceno contro agenti di polizia durante una manifestazione lampo davanti a un edificio governativo nella capitale, Harare. Le tre donne erano già state arrestate nel giugno dello scorso anno dopo aver denunciato torture e violenze sessuali subite in custodia.

Intanto ieri il governo britannico ha annunciato sanzioni contro il ministro della sicurezza, il capo della polizia, dei servizi segreti e l’ex capo della guardia presidenziale, accusati di violazioni dei diritti umani, inclusa l’uccisione 17 di manifestanti durante le violenze post-elettorali nel 2018 e i disordini nel gennaio dell’anno successivo.

Spagna: un rapporto denuncia violazioni dei diritti dei migranti sulla rotta di Canarie 

54 organizzazioni spagnole denunciano le violazioni dei diritti dei migranti alla frontiera sud, tra Melilla e le Isole Canarie. Un report dettagliato, realizzato tra dicembre dello scorso anno e gennaio 2021, che mette insieme, in 103 pagine, il mancato rispetto dei diritti fondamentali delle persone, le condizioni e i tempi di detenzione di uomini, donne e minori che rimangono senza alcuna tutela legale per decine di giorni. Nonostante la legge preveda un massimo di 72 ore.

Un’analisi composita, di un contesto che rimane in ombra, nonostante i numeri registrati nel 2020. Un dito puntato sulle politiche di respingimento, stabilite in accordi poco trasparenti, che prevedono un aumento delle deportazioni in cambio di denaro. Una richiesta di rotte migratorie legali e sicure, di assistenza sanitaria e psicologica.