Crisi alimentare in Repubblica Centrafricana (Credit: secours-catholique.org)

Oggi parliamo della gravissima crisi alimentare in Centrafrica, del duro attacco dei vescovi congolesi all’elite al potere e di milizie di autodifesa create dai capi tradizionali nelle regioni anglofone del Camerun.

Repubblica Centrafricana: la metà della popolazione soffre di grave insicurezza alimentare

Più della metà della popolazione, ovvero 2,6 milioni di persone, ha bisogno di aiuti umanitari, con circa 2,4 milioni di persone che soffrono di grave insicurezza alimentare, 750mila delle quali in una situazione di emergenza. Sono i dati allarmanti forniti ieri dal capo della missione Onu (Minusca) e rappresentante speciale del Segretario generale nel paese, Ndiaye Mankeur, in un rapporto al Consiglio di sicurezza.

Intanto, sempre ieri, in vista delle elezioni presidenziali di dicembre, un rapporto dell’organizzazione The Sentry disegna un Centrafrica al centro di un’intensa lotta di potere tra Francia e Russia, con funzionari corrotti, e con signori della guerra e loro partner internazionali in competizione per il controllo dello stato e delle risorse del paese.

Rd Congo: duro attacco dei vescovi all’elite al potere

Nella Repubblica democratica del Congo la coalizione di governo non governa. Si preoccupa piuttosto di controllare le istituzioni in vista delle elezioni del 2023, mentre i paese scivola in una grave recessione economica. È il senso del messaggio lanciato dalla Conferenza episcopale congolese, una presa di posizione dai toni fermi fin dal titolo: “Popolo congolese, non lasciamoci rubare la sovranità”.

I vescovi puntano il dito contro l’ex presente Joseph Kabila, il cui partito controlla il parlamento, e contro l’attuale presidente Félix Tshisekedi: i due, dice il messaggio, stanno manovrando per mettere loro uomini nella Corte costituzionale e nella Commissione elettorale, e non trovano convergenze né sulle riforme elettorali né sui passi da compiere per il sostegno dell’economia.

Camerun: capi tradizionali delle regioni anglofone creano milizie di autodifesa

Alcuni capi villaggio tradizionali delle regioni anglofone occidentali stanno creando delle milizie armate per proteggersi dagli attacchi dei separatisti. A darne notizia oggi il sito Voice of America che cita il caso di John Ewome Eko, capo del villaggio sud-occidentale di Boassa, che si è detto pronto ad affrontare i separatisti con una milizia di 100 giovani armati.

In vista delle elezioni regionali del 6 dicembre il governo ha chiesto ai governanti tradizionali fuggiti dal conflitto separatista di tornare nei loro territori. La maggioranza di loro è però riluttante a tornare a causa delle minacce dei ribelli che li accusano di essere informatori dei militari. Il voto dei capi tradizionali sarà rilevante nella nomina dei consigli regionali.