Oggi parliamo delle violenze sui minori nei conflitti armati, delle preoccupazioni dei vescovi della Rd Congo e del rapporto del garante italiano dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Bambini nei conflitti armati: sempre più vulnerabili a violenze e abusi

Restano “allarmanti”, secondo il rapporto annuale presentato ieri al Consiglio di sicurezza dell’Onu, le violazioni contro i bambini nei conflitti armati (Children and armed conflict).
Violazioni aggravate dalla pandemia di coronavirus che aumenta la loro vulnerabilità al reclutamento, al rapimento e alla violenza sessuale, questi ultimi aumentati rispettivamente del 90 e del 70 percento.
Abusi e violenze che hanno colpito almeno 19.379 minori in 21 conflitti nel 2020, in particolare in Afghanistan, Repubblica democratica del Congo, Somalia, Siria e Yemen.
Più di 8.400 bambini sono stati uccisi (2.674) o mutilati (5.748) nelle guerre in corso, mentre oltre 8.500 altri sono stati reclutati per combattere, principalmente nella Rd Congo, in Somalia, Siria e Myanmar.

Rd Congo: i vescovi “profondamente preoccupati” per le divisioni interne al Paese

In un messaggio diffuso al termine della sessione plenaria della scorsa settimana, i vescovi della Repubblica democratica del Congo esprimono “profonda preoccupazione per i sintomi sempre più profondi delle laceranti divisioni interne al Paese”.
In particolare, puntano il dito contro la crescita esponenziale del divario che separa i pochi, sempre più ricchi, dalle ingenti fette di popolazione sempre più povera, la corruzione del sistema giudiziario, costantemente strumentalizzato dalla politica, e il ricorso all’immunità parlamentare da parte deputati e senatori, per sfuggire alla giustizia.
I vescovi chiedono anche di mantenere la data del 2023 per le prossime elezioni presidenziali.

Migranti: nel 2020 effettuata solo la metà dei rimpatri previsti

“I rimpatri di stranieri dall’Italia nel 2020 sono stati 3.351. Un dato che deve tenere conto del periodo di lockdown e quindi di chiusura delle frontiere”.
È quanto si legge, in merito all’“area migranti”, nella Relazione al parlamento, presentata ieri alla Camera dei deputati dal garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale (Gnpl), Mauro Palma.
In particolare, “si conferma la scarsa efficacia dei Centri di permanenza per i rimpatri, con solo il 50,88% delle persone in essi trattenute, effettivamente rimpatriati”.
Un dato questo, secondo il garante, che “pone seri interrogativi circa la legittimità di un trattenimento finalizzato a un obiettivo che si sa essere, in circa la metà dei casi, non raggiungibile”.

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