L'ambasciatore italiano nella Rd Congo Luca Attanasio e il carabiniere della scorta Vittorio Iacovacci

Oggi parliamo dell’uccisione dell’ambasciatore italiano nella Rd Congo, dell’assassinio di un oppositore rwandese in Sudafrica e delle perdite per lo stato dovute alla svantaggiosa tassazione sui progetti minerari in Mozambico.

Rd Congo: uccisione dell’ambasciatore italiano, il ministero dell’interno congolese si dice all’oscuro del suo spostamento in Nord Kivu

Di sicuro il Nord Kivu, come tutto il nordest della Repubblica democratica del Congo, è un’area instabile e poco sicura perché attraversata da innumerevoli gruppi armati che si contendono il territorio e traggono benefici dai traffici di minerali di cui è ricca la zona. E di sicuro ne era al corrente l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, ucciso ieri insieme alla sua scorta e al conducente dell’automobile, mentre si recava a visitare un progetto del Programma alimentare nel parco del Virunga.

Eppure il ministero dell’interno congolese sostiene di non aver avuto informazione dello spostamento dell’ambasciatore e quindi di non aver messo in atto nessuna protezione. E si attribuisce la responsabilità del fatto al Fronte democratico per la liberazione del Rwanda, una delle tante sigle attive da quelle parti. Ma il Fdlr smentisce.

Sudafrica: oppositore rwandese ucciso a Città del Capo

Un uomo politico rwandese, oppositore di Paul Kagame, esiliato in Sudafrica e coordinatore del Congresso nazionale rwandese (Rnc), è stato ucciso ieri a colpi di arma da fuoco nella township di Nyanga a Città del Capo. Si tratta di Seif Bampokiri. Lo ha reso noto il portavoce dell’Rnc affermando che si è trattato di una vera e propria esecuzione. Sono in corso indagini, ma non è la prima volta che un dissidente del regime rwandese viene ucciso in Sudafrica.

Nel 2014 è toccato a Patrick Karegeya, già responsabile dei servizi segreti rwandesi: è andato in rotta di collisione con il presidente Kagame ed è stato trovato morto per strangolamento in una camera d’albergo. Nel 2019, la magistratura sudafricana ha spiccato un mandato d’arresto contro due rwandesi implicati nell’omicidio e vicini al regime.

Mozambico: in 9 anni persi 789 milioni di euro di ricavi fiscali da progetti minerari

Dal 2010 al 2019 lo stato mozambicano ha concesso benefici fiscali per un valore di circa 1.884 milioni di euro, ma è riuscito a raccogliere solo una parte dei ricavi dei megaprogetti di sfruttamento delle risorse naturali. In totale, lo stato ha perso circa 789 milioni di euro in nove anni, denuncia un’analisi del Centro mozambicano per l’integrità pubblica (CIP), che chiede una revisione urgente della tassazione e dei benefici fiscali per operazioni petrolifere e minerarie, annunciata da anni dal governo e finora mai realizzata. Gli attuali benefici fiscali vanno a vantaggio in particolare delle grandi compagnie come Eni e Total, impegnate nel megaprogetto di estrazione del Gas nella provincia di Cabo Delgado.