Truppe etiopiche

Oggi parliamo della presenza di truppe eritree anche nella regione etiopica Oromia, di nuovi attacchi jihadisti nel nordovest del Niger e di un rapporto che denuncia l’aumento di razzismo e discriminazioni in Europa.

Etiopia: denunciata la presenza di militari eritrei nella regione Oromia

Un rapporto della rete Arbi Harnet (Freedom Friday), che opera clandestinamente all’interno dell’Eritrea, afferma che forze militari eritree sono state spostate dalla regione etiopica del Tigray a quella dell’Oromia, dove “migliaia di membri del servizio nazionale eritreo, appena formati, sono arrivati negli ultimi 3 giorni”.

Le truppe dell’esercito eritreo, alleate del governo di Addis Abeba, si sarebbero spostate in Oromia per fermare l’avanzata dell’Esercito di liberazione oromo. Si contestualizza così la notizia dell’uccisione di 42 persone in due attacchi, il 6 e il 9 marzo, che hanno preso di mira i civili amhara in Oromia. Attacchi attribuiti dalla popolazione all’Esercito di liberazione oromo.

Niger: tensioni politiche nella capitale mentre un attacco jihadista uccide 137 persone nel nordovest

La vita sociale e politica del Niger viaggia a due velocità. Nella capitale Niamey si discute sulla vittoria al ballottaggio delle presidenziali dello scorso febbraio: la Corte costituzionale ha riconosciuto vincitore Mohamed Bazoum, l’uomo della continuità con il precedente regime, ma lo sconfitto Mahamane Ousmane non riconosce la validità del verdetto e chiama i nigerini a scendere in piazza pacificamente.

Nel contempo, con almeno un giorno di ritardo, il governo ha reso noto che un attacco jihadista – avvenuto nella regione di Tahoua, nel nordovest, ai confini con il Ciad – sono rimaste uccisi 137 civili e molti altri sono stati feriti. Gli assalitori sono arrivati in moto e hanno aperto il fuoco contro degli accampamenti di nomadi. La maggior parte delle persone uccise erano degli sfollati.

Europa: un rapporto denuncia la crescita di discriminazione e razzismo 

Il Covid-19 in Europa ha avuto un impatto sproporzionato soprattutto sui gruppi più vulnerabili, dai migranti, ai richiedenti asilo, alle minoranze etniche e religiose. Ad affermarlo, il report annuale della Commissione contro il razzismo del Consiglio europeo. Aumentano le discriminazioni, l’esclusione sociale, la negazione all’accesso ai beni e servizi di base, soprattutto in determinate realtà della società, quelle che vivono ai margini, in quartieri sovraffollati.

La pandemia ha segnato un incremento dei discorsi antisemiti che si accompagnano a teorie cospirative sull’origine del covid: sarebbero i migranti e le persone di origine asiatica gli untori. La crisi ha finito per intensificare le diseguaglianze sull’accesso alla scuola, al lavoro, alla casa e all’assistenza sanitaria.