Il leader ribelle Ntabo Ntaberi a processo a Goma (Credit: Timo Müller via Twitter)

Oggi parliamo della condanna del capo di un gruppo armato attivo nella Rd Congo, di rifiuti italiani seppelliti in Tunisia e del fallimento della riforma agraria del 2002 in Zimbabwe.

Rd Congo: condannato all’ergastolo il leader ribelle Ntabo Ntaberi

Un tribunale militare a Goma, nell’est della Repubblica democratica del Congo ha condannato all’ergastolo l’ex leader ribelle Ntabo Ntaberi per stupri di massa e crimini contro l’umanità. Ntaberi è stato condannato al termine di un processo durato due anni e che ha visto testimoniare 178 vittime dei suoi crimini. Conosciuto anche come Sheka, Ntaberi era a capo del gruppo armato Nduma Defense of Congo, attivo nella provincia del Nord Kivu, dove combatteva contro i ribelli hutu rwandesi.

Secondo un’indagine della missione delle Nazioni Unite in Rd Congo «tra il 30 luglio e il 2 agosto 2010, il suo gruppo aveva attaccato 13 villaggi (…) uccidendo 287 persone, mentre 380 donne, uomini e bambini erano stati violentati. Inoltre, aveva reclutato almeno 154 bambini». Ntaberi è stato arrestato nel luglio del 2017.

Tunisia: ong ambentaliste denunciano l’esportazione di rifiuti italiani nel paese

Il collettivo di ong tunisine Green Tunisia, che riunisce oltre 100 esperti e associazioni della società civile, vuole sporgere denuncia alla Corte internazionale di giustizia e alla Corte europea dei diritti dell’uomo, per il caso dei rifiuti importati in Tunisia dall’Italia. Secondo i rappresentanti delle ong «lo stato italiano ha violato la sovranità del territorio nazionale, dato che questa attività è dannosa per l’ambiente e la salute umana».

La denuncia si riferisce a container carichi di rifiuti, giunti dall’Italia qualche settimana fa, e che si trovano ancora al porto di Sousse. Green Tunisia invita il ministero «a fermare la politica di seppellimento dei rifiuti che minacciano la falda freatica e il suolo, e ad adottare tecniche di gestione dei rifiuti più efficienti».

Zimbabwe: i contadini bianchi cacciati dalle terre nel 2002 tornati come fittavoli dei neri

I contadini bianchi cacciati dalle terre con la riforma agraria due decenni fa stanno tornando a coltivarle, questa volta come fittavoli di agricoltori neri. La tendenza è stata confermata da George Makombe, un alto funzionario dello partito al potere, lo ZANU-PF, e combattente della guerra di liberazione, in un’intervista con l’Agenzia Anadolu.

“Le province del Mashonaland West e delle Midlands hanno il maggior numero di locatari bianchi. Stando così le cose, la riforma agraria non ha più alcun valore”, ha detto Makombe. “Alcuni pensano che gli agricoltori bianchi siano la risposta ai loro problemi, nonostante le misere percentuali che ricevono per l’uso della loro terra”, ha aggiunto.