Oggi parliamo di un nuovo colpo di mano di parte dell’esercito in Mali, delle dimissioni di un’esponente della società civile dal governo di transizione in Sudan e del suicidio in un Cpr in Italia di un migrante vittima di violenza.

Mali: sequestrati dai militari il presidente e il primo ministro del governo di transizione

In Mali ha subito un brusco arresto il processo di transizione che doveva portate alle elezioni nel marzo del 2022, dopo che il 18 agosto 2020 un colpo di stato militare aveva destituito il presidente Keita, giudicato incapace di gestire la lotta allo jihadismo.
Il presidente del governo di transizione Bah N’Daw e il primo ministro Moctar Ouane sono stati arrestati e condotti nel campo militare di Kati a pochi km dalla capitale Bamako.

Autori del gesto i colonnelli Sadio Camare e Modibo Kone che – nel contesto della costruzione di un nuovo governo in seguito alle dimissioni due settimane fa di Moctar Ouane, che è stato poi reincaricato – si sono visti togliere rispettivamente il ministero della difesa e quello della sicurezza.
La situazione è in divenire: l’Onu ha chiesto la liberazione dei due uomini politici.

Sudan: membro dimissionario del Consiglio sovrano accusa i militari di abuso di potere

In una dichiarazione in video diffusa sabato, Aisha Musa, ex rappresentante dei gruppi della società civile nel governo di transizione in Sudan (Consiglio sovrano), ha spiegato i motivi che l’anno spinta a dimettersi, il 12 maggio scorso.
Nel video Musa accusa la componente civile governo di essere “diventata semplicemente un organo esecutivo che non partecipa al processo decisionale, ma avalla decisioni già preordinate” dai militari.
Sotto accusa, in particolare, il presidente del Consiglio sovrano, il comandante in capo dell’esercito Abdel Fattah al-Burhan, contestato da diverse forze politiche.
Per motivi simili il 18 maggio si era dimesso anche il procuratore generale della Corte suprema, Tajalsir al-Hibir, denunciando interferenze “di istituzioni e agenzie governative” nel lavoro della magistratura.

Italia: aperta un’inchiesta sul suicidio del migrante guineano vittima di un pestaggio

Un’inchiesta per accertare non solo la morte, ma tutta la vicenda che riguarda Musa Barde, il 23enne della Guinea uccisosi nel Cpr di corso Brunelleschi a Torino, la notte tra il 22 e il 23 maggio.
La procura cerca di far luce sulle dinamiche che hanno portato all’impiccagione del ragazzo, vittima del pestaggio avvenuto a Ventimiglia il 9 maggio scorso, diventato virale grazie a un video.
Nonostante una diagnosi che prevedeva dieci giorni di cura, il giovane guineano è stato rinchiuso nel Cpr, senza poter accedere a nessun controllo medico o supporto psicologico.
«Una persona affidata alla responsabilità pubblica, deve essere presa in carico e trattenuta nei modi che tengano conto della sua specifica situazione», ha commentato il Garante nazionale dei diritti dei detenuti.