Oggi parliamo della dura repressione delle proteste popolari dopo il golpe militare di ieri in Sudan, di sanguinosi scontri tra esercito ed ex alleati nello stato somalo di Galmudug e della rimozione dello stato d’emergenza in Egitto.

Sudan: 7 morti e centinaia di feriti nella repressione delle proteste dopo il golpe militare

In Sudan la repressione dell’esercito sui manifestanti dopo il golpe militare di ieri ha fatto 7 morti e 140 feriti, secondo fonti del ministero della sanità a Khartoum. Ieri il generale Abdel Fattah al-Burhan ha sciolto il Consiglio sovrano e il governo, annunciando l’imposizione dello stato di emergenza e promettendo elezioni nel luglio 2023. Il ministero dell’informazione, rimasto fedele al deposto primo ministro Abdalla Hamdok, ha dichiarato che la costituzione di transizione conferisce solo al primo ministro il diritto di dichiarare lo stato di emergenza e che le azioni dei militari sono illegali. Hamdok è ancora detenuto in un luogo sconosciuto dopo essersi rifiutato di rilasciare una dichiarazione a sostegno dei golpisti. Intanto il Dipartimento di Stato americano ha sospeso 700 milioni di dollari di sostegno economico. Condanne sono arrivate anche da Ue, Usa, Onu, Lega araba, Turchia, Cina e Ua. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu discuterà della situazione oggi in una riunione a porte chiuse.

Somalia: 120 morti in combattimenti tra esercito ed ex alleati nel Galmudug

In Somalia i combattimenti nello stato centrale di Galmudug tra l’esercito somalo e il suo ex alleato, la milizia Ahlu Sunnah Wal Jama’a, hanno ucciso 120 persone e fatto 600 feriti negli ultimi tre giorni, ha detto ieri un alto funzionario del gruppo di musulmani sufi moderati, in prima linea nella lotta contro al-Shabaab. L’Onu ha dichiarato che i combattimenti hanno provocato lo sfollamento di almeno 100mila persone. Gli scontri sono scoppiati sabato e sono proseguiti fino a lunedì nella città di Guriceel. Il gruppo sufista accusa il governo di non essere riuscito a porre fine al radicamento di al-Shabaab nello stato di Galmudug, mentre Mogadiscio li accusa di operare senza il suo consenso. All’inizio di ottobre, le forze federali hanno effettuato quello che hanno definito un attacco preventivo contro gli ex alleati che hanno reagito occupando Guriceel.

Egitto: al-Sisi annuncia la rimozione dello stato d’emergenza, in vigore dal 2017

L’annuncio del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi è stato altisonante: «Ho deciso, per la prima volta dopo anni, di cancellare lo stato di emergenza in tutto il paese. Grazie al suo grande popolo, l’Egitto è diventato un’oasi di sicurezza e stabilità nella regione nordafricana e mediorientale» le parole del faraone. Il quale si è scordato di menzionare gli oltre 60mila detenuti politici che affollano le carceri del paese. La misura che restringe diverse libertà fondamentali, e adottata con una certa frequenza dal 1967, era stata reintrodotta l’ultima volta nel 2017 per reazione agli attentati dinamitardi rivendicati dall’Isis contro chiese copte, che causarono decine di morti nell’aprile 2017. Da allora vi erano stati sempre rinnovi trimestrali, da ultimo nel luglio scorso.

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