Soldati somali a Mogadiscio

Oggi parliamo dell’escalation di tensione armata nella capitale della Somalia, delle proteste delle opposizioni in Ciad e della profonda crisi economica, sociale e politica della Tunisia.

Somalia: militari dei clan anti-presidenziali controllano parte di Mogadiscio

Resta alta la tensione a Mogadiscio, in Somalia, dopo gli scontri armati di domenica tra lealisti del presidente Mohamed Abdullahi, detto Farmajo, e soldati che appoggiano l’opposizione. I militari legati ai clan anti-presidenziali controllano zone chiave a nord della capitale e sono posizionati a poche centinaia di metri dal palazzo presidenziale, dal ministero degli interni e dal parlamento.
Chiedono le dimissioni di Farmajo, il cui mandato, scaduto a febbraio, è stato forzatamente prorogato di due anni. Frenetici, in queste ore, i tentativi di evitare un’escalation armata. Ieri il primo ministro Mohamed Hussein Roble, dopo un incontro con gruppi della società civile e gli anziani dei clan, ha chiesto un cessate il fuoco e un incontro urgente con le parti in conflitto.

Tunisia: il paese in grave crisi economica cerca aiuto dal Fmi

La Tunisia invierà questo fine settimana una delegazione a Washington per una serie di incontri con il Fondo monetario internazionale (Fmi) alla ricerca di assistenza finanziaria per il suo programma di riforme economiche. Lo ha annunciato l’ufficio del primo ministro Hichem Mechichi.
Le misure adottate dal paese per far fronte alla pandemia di Covid-19 stanno avendo gravi conseguenze sociali in un paese che già stava lottando economicamente. Il Pil della Tunisia in un anno è calato del 6,1%, colpa soprattutto del crollo delle entrate nel comparto turistico.
La disoccupazione ha superato il 17%. Il valzer dei governi degli ultimi anni e la tensione di questi mesi tra le istituzioni, soprattutto tra il presidente della repubblica e il primo ministro, non agevolano politiche economiche efficaci per superare la situazione di crisi.

Ciad: i militari nominano un nuovo premier, opposizioni oggi in piazza

I militari che hanno preso il potere in Ciad il 20 aprile scorso – dopo la morte del presidente Idriss Déby che sarebbe stato ucciso durante uno scontro con un gruppo armato – hanno vietato le manifestazioni indette per oggi dai partiti di opposizione e dalla società civile.
Nel mirino della protesta il Consiglio militare di transizione che le opposizioni accusano di «colpo di stato istituzionale», per aver sciolto governo e parlamento e sostituito la Costituzione con una Carta di transizione.
Intanto il presidente del Consiglio di transizione ha nominato ieri a capo del governo Albert Padacké che era dell’entourage di Déby e che era stato anche primo ministro. Padacké si è anche presentato alle presidenziali dell’11 aprile scorso, ottenendo il 10% dei consensi.

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