Oggi parliamo della celebrazione d’investitura del presidente del Burkina Faso, della seconda ondata del Covid in Sudafrica e della decisione di mettere fine alla missione congiunta delle Nazioni Unite e dell’ Unione africana in Darfur.

Burkina Faso: investistitura del presidente Kaborè

Ieri si è svolta a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, la
cerimonia d’investitura del presidente Roch Marc Christian Kaboré,
riconfermato nelle elezioni del 22 novembre scorso con il 55% dei
voti. Erano presenti una decina di capi di Stato e diversi esponenti
di istituzioni internazionali.

Durante il discorso del giuramento Kaboré ha riaffermato la sua volontà di aprire un quadro di
riconciliazione nazionale per lottare insieme alle opposizioni e
ritrovare una coesione sociale contro la minaccia del terrorismo,
degli scontri intercomunitari e della corruzione che stanno mettendo
in serio pericolo il paese. Le recenti elezioni hanno mostrato una
lacerazione del paese anche nel tasso di affluenza alle urne: solo la
metà degli aventi diritto ha esercitato il suo dovere elettorale.

Seconda ondata del covid in Sudafrica

In Sudafrica la seconda ondata del covid sta mettendo di nuovo in
ginocchio il paese che ha superato la quota di un milione di casi
infetti con oltre 26.000 decessi. Una variante del virus, scoperta da
poco nel paese, sta complicando il lavoro di medici e infermieri
impegnati in ospedali di nuovo al collasso.

Dal giorno di Natale si stanno registrando oltre 10.000 casi al giorno dovuti anche
all’allentamento delle misure preventive: dati che hanno spinto il
governo a reintrodurre misure restrittive per contenere la diffusione
del virus. E’ di nuovo vietata la vendita di alcolici, l’acceso alle
spiagge ed è stato ricondotto il coprifuoco dalle 21 alle 6 di
mattina.

Sudan: fine della missione congiunta delle Nazioni Unite e Minuad

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu mette fine alla missione congiunta
delle Nazioni Unite e dell’Unione africana in Darfur (Minuad). Al
sopraggiungere della notizia migliaia di persone, soprattutto donne e
bambini sfollati, hanno manifestato domenica in Darfur contro questa
decisione. La forza congiunta della Minuad era presente in Darfur dal
2007 e il suo ritiro previsto entro il 30 giugno dell’anno prossimo
per lasciar spazio ad un’altra missione più di carattere politico e a
più stretto raggio d’azione.

Secondo l’agenzia Suna, appena dopo la notizia, scontri armati di carattere intercomunitario tra le etnie Fulana e Massalit hanno provocato la morte di 15 persone nella
località di Guereida. Il governatore del Darfur ha subito promesso
l’invio di un consistente contingente militare per arrestare i
colpevoli e recuperare le troppe armi diffuse nel territorio.