Oggi parliamo dell’integrazione di militari eritrei nell’esercito etiopico, del silenzio delle autorità mozambicane sull’attacco armato alla città di Palma e delle dichiarazioni del presidente nigerino sulla lotta al terrorismo. 

Fonti europee riferiscono di un accordo di integrazione dei militari eritrei nell’esercito etiopico

Secondo il gruppo di monitoraggio belga Europe external programme with Africa (EepA), durante la recente visita ad Asmara, il premier etiopico Abiy Ahmed avrebbe firmato con la controparte eritrea Isaias Afwerki un accordo che prevederebbe almeno una parziale integrazione delle forze eritree nell’esercito etiopico, finanziata dall’Etiopia.

Se confermata, la notizia smentirebbe quanto dichiarato giorni fa dallo stesso Abiy Ahmed, riguardo il ritiro delle truppe eritree dalla regione del Tigray, dove hanno combattuto al fianco dell’esercito etiopico. Sempre nell’ambito di questo accordo, l’Etiopia finanzierebbe anche l’addestramento di nuovi soldati eritrei. A questo proposito ci sono diverse segnalazioni secondo cui il regime eritreo sta rastrellando ragazzi dai 16 anni in su, da inviare ai campi di addestramento.

Mozambico: lo Stato islamico rivendica la conquista della città di Pemba

Degli attacchi armati iniziati mercoledì scorso nella città di Palma, nella provincia mozambicana di Cabo Delgado, non ci sono dati e cifre ufficiali, anche perché l’esercito vieta ai giornalisti di avvicinarsi ai luoghi degli attacchi.

Il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, non ha finora detto nulla sulle azioni terroristiche, rivendicate ieri dallo Stato islamico, e intensificate negli ultimi giorni, mentre hanno già provocato le reazioni dell’Unione europea, degli Stati Uniti e di diversi partner internazionali del Mozambico. Il silenzio di Nyusi si può interpretare come il riconoscimento del fallimento della sua strategia per assicurare la stabilità a Cabo Delgado.

Niger: il presidente Bazoum parla di fallimento della lotta al jihadismo nel paese

«La lotta al jihadismo in Niger è stata un mezzo fallimento». Lo ha affermato il presidente nigerino Mohamed Bazoum in una intervista a Radio France Internationale, nel corso della quale si è anche soffermato sul possibile ridimensionamento, ventilato dal presidente Macron, della missione militare francese Barkhane, forte di oltre 5000 uomini, 7 caccia, 20 elicotteri e attiva nel Sahel dal 2013.

«Un ritiro parziale della Francia non significa che il dispositivo sia smantellato: è importante che Parigi mantenga l’attuale forza aerea» ha detto Bazoum. Il quale non ritiene possibile l’apertura di un dialogo con i jihadisti, come sta tentando di fare il governo del Mali, perché «sul territorio nigerino agiscono numerose milizie jihadiste ciascuna con un suo capo».