Fosse comuni scoperte a Tarhuna, in Libia (Credit: Autorità generale per la ricerca e l'identificazione delle persone scomparse)

Oggi parliamo di crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Libia, dei rimpatri forzati di persone migranti compiuti dall’Italia e di un accordo con Eni per la produzione di biocarburante in Congo.

Libia: inchiesta Onu denuncia ripetuti crimini contro di guerra e contro l’umanità

Un rapporto della missione di inchiesta indipendente sulla Libia dell’Onu denuncia crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nel paese a partire dal 2016. Il rapporto evidenzia come tutte le parti in conflitto, inclusi paesi terzi, combattenti stranieri e mercenari, hanno violato il diritto internazionale umanitario, e alcune hanno commesso crimini di guerra. Il rapporto è il risultato di un lavoro d’inchiesta condotto tra Libia, Tunisia e Italia, fatto di raccolta e analisi di testimonianze. La missione Onu era stata avviata nel giugno del 2020. Il documento riporta evidenze di violenze ai danni di civili sfollati interni, richiedenti asilo e rifugiati detenuti in centri di detenzione gestiti dai trafficanti, oltre a segnalare prove di violenze commesse nelle carceri libiche, dove si ricorre a torture e stupri.

Migranti: più di 2.200 rimpatri forzati dall’Italia da inizio anno

Sono 2.226 le persone rimpatriate dall’Italia, da inizio anno fino allo scorso 15 settembre. Più della metà, 1.159, sono state rimandate in Tunisia, attraverso voli charter in cui era presente la scorta a bordo (il 61,2% del totale dei voli). Gli altri paesi di maggiore destinazione sono Albania ed Egitto con, rispettivamente, 462 e 252 persone migranti riportate indietro. Il 26,5% dei voli, commerciali e senza scorta, hanno rimpatriato per il 58% persone albanesi. Rispetto agli anni scorsi, il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale che ha diffuso il rapporto sull’attività di monitoraggio, sottolinea come vi sia stata una flessione importante dei numeri, dovuta alla pandemia.

Congo: accordo Eni per la produzione di bicarburante

Il governo del Congo e l’Eni hanno firmato lunedì 4 ottobre un accordo per la produzione di biocarburante a base di olio di ricino. Carburante che non produce carbonio.
“È un investimento enorme che creerà 90mila posti di lavoro diretti”, ha detto il ministro congolese Bruno Jean Richard Itoua. Questo progetto integra il processo di transizione energetica avviato dal gruppo italiano. Eni è da decenni presente in Congo. Un business che gli ha procurato diversi guai con la giustizia. Lo scorso marzo, ad esempio, ha patteggiato con la procura di Milano una pena per aver tratto profitto dal reato di «induzione indebita». Ha venduto quote dei suoi giacimenti a un prestanome dietro il quale si celava la figura di Denis Gorkana, presidente dell’ente petrolifero statale e poi consigliere per l’energia del presidente Denis Sassou Nguesso.

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