Oggi parliamo di Sudan dove continuano le manifestazioni contro i golpisti; poi di malaria, che esplode in Africa anche per l’assenza dei servizi impegnati nella pandemia; infine dell’Rd Congo dove esce di galera su cauzione Kamerhe, braccio destro del presidente Tshisekedi.

 

 

Sudan: continuano le manifestazioni contro i golpisti

Decine di migliaia di persone hanno preso parte ieri a Khartoum e in altre città del Sudan a una nuova grande manifestazione contro il colpo di stato del 25 ottobre. La polizia ha risposto con lacrimogeni a chi cercava di raggiungere il palazzo presidenziale. “Nessun negoziato, nessun compromesso, nessuna condivisione di potere”, questo lo slogan urlato dai manifestanti e rivolto ai militari ma anche al primo ministro Abdallah Hamdok reinsediato al potere dal generale al-Burhan, accusato di aver tradito la causa della popolazione e delle 44 persone uccise durante le manifestazioni. Intanto Hamdok ha deciso di bloccare le nomine di ufficiali governativi volute da al-Burhan che aveva già licenziato 800 funzionari del precedente Consiglio sovrano rimpiazzandoli con appartenenti al partito dei Fratelli Musulmani.

Malaria: esplode con la pandemia del Covid-19

L’impatto della pandemia sui servizi sanitari, specie dei paesi a basso reddito, ha pesato anche sulla lotta alla malaria, che nel 2020 ha infettato 14 milioni di persone in più rispetto all’anno precedente e causato 69 mila decessi aggiuntivi. È quanto emerge dal World malaria Report 2021 dell’Organizzazione mondiale della sanità. Secondo il rapporto, nel 2020 nel mondo ci sono stati 241 milioni di casi di malaria e 627 mila decessi, con un aumento del 6% di infezioni e del 12% di decessi. Circa i due terzi dei morti aggiuntivi sono attribuibili a interruzioni nell’offerta di servizi a causa della pandemia. L’Africa subsahariana continua a essere l’area più colpita, essendo qui che si concentra circa il 95% di tutti i casi di malaria e il 96% di tutti i decessi nel 2020. L’80% delle morti riguarda bambini con meno di 5 anni

Rd Congo: libertà provvisoria per Vital Kamerhe

Nella Repubblica democratica del Congo, Vital Kamerhe – già braccio destro del presidente Félix Tshisekedi, condannato per appropriazione indebita di fondi pubblici (circa 50 milioni di dollari) nell’aprile 2020 a 20 anni di prigione poi ridotti a 13 – dovrebbe tornare in libertà provvisoria dietro il versamento di una cauzione di 500mila dollari. Secondo la televisione pubblica, questo è stato deciso dalla Corte di cassazione. Se così fosse, significa che uomo politico di primo piano tornerebbe in pista in vista delle elezioni di 2023. Non potrebbe candidarsi alla presidenza, la legge lo vieta ai condannati per corruzione, ma sarebbe in grado di costruire alleanze e di orientare segmenti di opinione pubblica. E non certo a favore di Tshisekedi.

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