Proteste per l'aumento delle violenze inter-comunitarie a El Geneina, nel Darfur Occidentale (nation.com.pk)

Oggi parliamo delle violenze che infiammano la regione sudanese del Darfur, della repressione del dissenso in vista delle elezioni presidenziali in Ciad e della condanna in Costa d’Avorio di quattro camorristi italiani.

Sudan: nominato il nuovo governo mentre in Darfur non cessano le violenze

Ieri il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok ha nominato il nuovo governo con 25 ministri, 7 dei quali esponenti di ex ribelli, coalizzati nel Fronte rivoluzionario sudanese. Alle finanze è stato nominato Jibril Ibrahim, leader del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) che ha combattuto le forze governative in Darfur dal 2003 ed è stato in precedenza un membro del movimento islamista del deposto presidente Omar El-Bashir.

Ma, nonostante la firma di un accordo di pace, ad ottobre, la situazione nella regione occidentale appare tutt’altro che pacificata. El Fasher, capoluogo del Nord Darfur, è da domenica infiammata dalle proteste di membri della comunità Barti che accusano nomadi arabi dell’omicidio di due contadini. E sono oltre 130mila gli sfollati fuggiti dai recenti violenti scontri tra Massalit e milizie arabe che stanno isolando sempre di più la città di El Geneina, capitale dello stato del Darfur Occidentale.

Ciad: una decina di oppositori arrestati per aver manifestato contro il regime

Il presidente Idriss Déby, al potere da 30 anni, sta preparando la sua sesta rielezione, il prossimo 11 aprile, chiudendo ogni spazio di dissenso. Ieri sono stati arrestati una decina di esponenti dell’opposizione perché hanno manifestato contro il regime e si sono espressi per un’alternanza al governo del paese saheliano.

Tra gli arrestati, Ahmed Ibedou, segretario generale della Convenzione ciadiana di difesa dei diritti umani. Mentre Succès Masra, leader del partito I Trasformatori, molto critico nei confronti di Déby, per sfuggire alla polizia ha trovato rifugio nel cortile dell’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale N’Djamena, con altri quattro militanti dell’opposizione. Si tratta di capire se chiederanno formalmente l’asilo politico.

Costa d’Avorio: condannati a 20 ani di carcere 4 camorristi italiani

Quattro italiani legati alla camorra erano stati arrestati nel giugno del 2019 in Costa d’Avorio, in un’operazione condotta dalle polizie ivoriana, francese, italiana e brasiliana. E ora sono stati condannati dal tribunale di Abidjan a 20 anni di carcere per traffico di cocaina su larga scala dal Brasile all’Italia attraverso la Costa d’Avorio, associazione a delinquere, detenzione illegale di armi e riciclaggio di denaro.

Si tratta di Giuseppe Ramaglia, proprietario di un ristorante ad Abidjan e dei suoi complici: Vincenzo Giuliano, Angelo Ardolino e Antonio Cuomo che possedevano società nel settore immobiliare e dell’import-export. Il tribunale ha disposto che tutti i beni dei condannati siano confiscati e mesi a disposizione dello stato dell’Africa occidentale.