Oggi parliamo di arresti di membri dell’Onu e religiosi in retate su base etnica in Etiopia,  del perdurare dell’oscuramento di internet dopo il golpe militare in Sudan e di centinaia insegnanti rapiti nelle zone anglofone del Camerun.

Etiopia: 16 membri dell’Onu e 17 religiosi arrestati in retate su base etnica 

Nella capitale etiopica Addis Abeba la polizia ha arrestato una ventina di membri del personale locale delle Nazioni Unite, nell’ambito di una serie di raid mirati contro appartenenti all’etnia tigrina e presunti sostenitori del Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf). Sei di loro sarebbero in seguito stati rilasciati, mentre 16 restano in detenzione. Sempre ieri è arrivata conferma anche dell’arresto di 17 tra sacerdoti, diaconi e laici, etiopici ed eritrei, prelevati da un centro salesiano a Gottera e «portati in un luogo sconosciuto». Ci sono state retate anche nelle chiese ortodosse tigrine. Nella capitale da un paio di giorni si susseguono manifestazioni pro-governative e frequenti blackout elettrici. Bloccati da ieri anche tutti i social media e i servizi di messaggistica.

Sudan: i militari golpisti ignorano l’ordine di una tribunale di ripristinare l’accesso a Internet

In Sudan non sembra aver sortito effetti l’ordine imposto da un tribunale di Khartoum ai tre principali fornitori di telecomunicazioni del paese di ripristinare l’accesso a Internet, oscurato dal 25 ottobre, giorno del golpe militare che ha interrotto il percorso di condivisione del potere con i civili. Il blocco di Internet ha significato ulteriore impunità per gli attacchi contro i civili nella regione del Darfur, che sono aumentati, denuncia il Comitato di coordinamento per i rifugiati e gli sfollati, e sta bloccando l’accesso alle rimesse per chi vive nei campi di sfollati. Il blackout limita anche la capacità di organizzare le proteste contro i golpisti. Nella capitale i comitati di resistenza locali hanno annunciato un’altra “marcia di milioni” per sabato.

Camerun: oltre 100 docenti e personale universitario rapiti nelle zone anglofone dal 2017

Dallo scoppio del conflitto armato separatista, nel 2017, uomini armati hanno rapito più di 100 docenti e personale universitario nella regione anglofona nordoccidentale del Camerun.
Lo ha denunciato l’Unione degli insegnanti superiori dell’Università di Bamenda, ateneo preso di mira perché gestito dal governo. Secondo Michael Kpughe Lang, presidente del sindacato, da allora sono stati pagati almeno 100 milioni di franchi Cfa (oltre 176mila dollari) come riscatto. I rapimenti sono comuni nelle regioni del nordovest e del sudovest, le due regioni di lingua inglese del paese dove i combattenti separatisti sono in conflitto con le forze governative dal 2017 nel tentativo di creare una nazione indipendente che chiamano Ambazonia.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati