Blocco delle strade la notte scorsa a Khartoum, in Sudan (Twitter)

Oggi parliamo di nuove vittime delle forze di sicurezza in Sudan, dell’investitura blindata del presidente ugandese Museveni e della repressione dei diritti fondamentali in aumento in vista del voto in Algeria.

Sudan: due uomini uccisi da proiettili della polizia durante proteste pacifiche

Due uomini sono stati uccisi e almeno 15 feriti ieri nella capitale del Sudan, Khartoum, quando le forze di sicurezza hanno sparato proiettili veri e gas lacrimogeni contro i manifestanti, riuniti in occasione del secondo anniversario del raid contro un sit-in di protesta che si concluse con 127 morti, e per il quale non è ancora stata fatta giustizia.
In risposta, a tarda notte sono scoppiate nuove manifestazioni con strade bloccate e pneumatici in fiamme.
Questa mattina, l’esercito ha definito le uccisioni “sfortunati eventi”, promettendo indagini e piena cooperazione con le autorità giudiziarie.
Il primo ministro Abdalla Hamdok ha descritto l’uso di armi da fuoco contro manifestanti pacifici come un crimine che richiede giustizia immediata.

Uganda: capitale blindata per la cerimonia di investitura per il sesto mandato di Museveni  

In Uganda capitale blindata dalle forze di sicurezza oggi, in occasione del giuramento del presidente Yoweri Museveni, che inizia così il suo sesto mandato consecutivo.
Da ieri le strade di Kampala sono sorvegliate da pattuglie a piedi di soldati, cecchini sui tetti, veicoli blindati e polizia in tenuta antisommossa.
Da due giorni, inoltre, i militari circondano la casa dell’oppositore Bobi Wine, che ha accusato il governo di frode nelle elezioni di gennaio.
Il portavoce della polizia Fred Enanga accusa Wine di voler tenere una cerimonia di inaugurazione parallela in un hotel della capitale, ma dall’opposizione non ci sono dichiarazioni in questo senso.

Algeria: repressione dei diritti fondamentali in aumento in vista del voto

La marcia studentesca in programma ieri ad Algeri è stata bandita per la terza settimana consecutiva dalle autorità, che hanno effettuato numerosi arresti, tra cui diversi giornalisti, detenuti per breve tempo.
Ha deplorato l’iniziativa del ministero dell’interno sia la Lega algerina dei diritti umani, sia Reporter senza frontiere.
Ma l’Algeria è stata ieri al centro di un intervento anche da parte dell’Alto commissario Onu per i diritti umani che si è detto preoccupato per la situazione nel paese dove diversi diritti fondamentali, come i diritti alla libertà di opinione e di riunione pacifica, «continuano a essere attaccati».
A suo avviso, con l’avvicinarsi delle elezioni legislative anticipate del 12 giugno, respinte dal movimento Hirak, la repressione è in continuo aumento.