Donne e bambini nei centri de detenzione per migranti in Libia (Credit: Afp)

Oggi parliamo di migliaia di donne e bambini migranti detenuti in centri sovraffollati in Libia, del verdetto della Corte di giustizia sul confine marittimo conteso tra Kenya e Somalia, e della depenalizzazione dei rapporti gay in discussione in Botswana.

Libia: l’Unicef denuncia la detenzione in centri sovraffollati di un migliaio di donne e bambini

Almeno mille donne e bambini migranti detenuti in Libia, nei centri sovraffollati di Tripoli, sono in una situazione di «pericolo imminente». È l’allarme che lancia l’Unicef. «La sicurezza e il benessere di circa 751 donne e 255 bambini, che fanno parte delle migliaia di migranti e richiedenti asilo presi nei recenti arresti di massa, sono in pericolo imminente», si legge in una nota. A inizio ottobre le autorità libiche hanno condotto un blitz in un quartiere povero di Tripoli prendendo di mira soprattutto migranti in situazione irregolare. Almeno 5 mila sono stati arrestati nel corso di questa operazione. Secondo l’Unicef, i centri di detenzione ricevono «un numero ben al di sopra delle loro capacità», come il centro di Al-Mabani, che ospita più di 5mila persone, 4 volte la sua capacità ufficiale

Kenya: a favore della Somalia il verdetto della Corte internazionale di giustizia sul confine marittimo

Ieri la Corte internazionale di giustizia si è pronunciata in gran parte a favore della Somalia nella sua disputa con il Kenya, stabilendo un confine marittimo in una parte dell’Oceano Indiano (100mila km quadrati) ritenuta ricca di petrolio e gas. Il nuovo confine si è avvicinato alla linea proposta dalla Somalia, che segue la stessa direzione del confine terrestre, attribuendole diversi blocchi petroliferi offshore rivendicati dal Kenya, che sostiene che il confine sia invece sulla linea orizzontale dal punto in cui i due paesi si incontrano sulla costa. La sentenza, che è definitiva, senza appello e vincolante, è arrivata dopo che Nairobi la scorsa settimana ha dichiarato di non riconoscere la giurisdizione del tribunale dell’Onu.

Botswana: 

Il governo del Botswana, nel corso di un’udienza davanti alla Corte suprema, ha chiesto che sia annullata la depenalizzazione dell’omosessualità stabilita dal tribunale della capitale Gaborone nel 2019. Secondo il governo i diritti delle persone omosessuali sono «una questione politica» che deve essere discussa in sede parlamentare e «se i diritti degli omosessuali erano incostituzionali nel passato, lo sono anche oggi». Il tribunale di Gaborone si era espresso in seguito a un ricorso che contestava il codice penale che dal 1965 reprimeva l’omosessualità con pene fino a 7 anni di carcere. Insomma la politica vuol tornare a gestire un tema divisivo, tanto più che nell’insieme del continente africano l’omosessualità è illegale.

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