Patrice Talon rieletto in Benin

Oggi parliamo della vittoria del presidente Talon alle elezioni in Benin, della dura protesta dei giornalisti dell’agenzia di stampa nazionale in Tunisia e del calo dei fondi italiani destinati alla Cooperazione allo sviluppo.

Benin: il presidente Talon confermato per un secondo mandato 

Come da copione, il presidente Patrice Talon ha stravinto le elezioni di domenica scorsa e ora inizia il suo secondo mandato alla testa del Benin. La commissione elettorale ha fornito i risultati: il tasso di partecipazione è stato del 50% dei 5 milioni di aventi diritto e Talon ha ottenuto l’86% dei consensi.

Un voto scontato perché Talon – dopo un quinquennio poco rilevante per le riforme e preoccupante per la democrazia – ha fatto approvare una legge elettorale che ha impedito alle opposizioni di esprimere candidati. Questi risultati, per diventare definitivi, devono ora essere trasmessi alla Corte costituzionale che ha il compito di certificare che tutto si sia svolto secondo le regole. In 13 circoscrizioni del centro del paese il voto non si è svolto a causa delle tensioni preelettorali.

Tunisia: dura opposizione dei giornalisti dell’agenzia Tap alla nomina del nuovo direttore

«Un pericoloso precedente nella storia dell’agenzia di stampa nazionale». Così il sindacato dei giornalisti tunisini ha definito l’ingresso con la forza nei locali dell’agenzia Tunis Afrique Presse (Tap) da parte del nuovo direttore generale Kamel Ben Younes. La sua nomina è invisa da giornalisti e dipendenti che sono per questo motivo in agitazione dal 6 aprile.

Ben Younes per entrare in redazione ha fatto ricorso prima a un ufficiale giudiziario e poi alle forze dell’ordine, senza tuttavia riuscirci a causa della dura reazione dei giornalisti, alcuni dei quali sono rimasti feriti. Sul fatto è intervenuto anche Reporters Sans Frontieres che ha denunciato «l’incursione della polizia» e «le aggressioni commesse ai danni dei giornalisti».

Cooperazione: in calo del 7,1% i fondi italiani dell’Aiuto pubblico allo sviluppo

Mentre l’impegno dei maggiori paesi donatori europei a sostegno della cooperazione cresce nel 2020, l’Italia taglia di ben 270 milioni i fondi dell’Aiuto pubblico allo sviluppo, destinati a sostenere la ripresa dei paesi poveri dalla pandemia. Così Oxfam ha commentato i nuovi dati Ocse pubblicati ieri. Il nostro paese passa da 3.940 milioni nel 2019 a 3.670 milioni di euro nel 2020, con un calo del 7,1% in termini reali.

Un dato su cui incide da un lato il crollo del 23% dell’aiuto bilaterale – ossia dell’impegno diretto dell’Italia nel sostegno ai paesi in via di sviluppo – e dall’altro la mancanza di trasparenza negli stanziamenti gestiti dal ministero dell’interno, che vengono riconosciuti come tali solo in minima parte dall’Ocse. Un quadro quindi che vede l’Italia fare marcia indietro nel proprio impegno

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