Rifugiate cipriote in Italia

Oggi parliamo del rapporto Migrantes sul diritto d’asilo in Italia, del costante aumento di fame e denutrizione in Africa, e della rumba congolese, inserita tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Rapporto Migrantes: crollate del 38% le domande di asilo in Italia nel 2020

Crollate del 38% le domande d’asilo in Italia. Per trovare un valore così basso occorre tornare al 2013. Aumentato il numero dei minori non accompagnati, così come quello dei morti e dispersi nel Mediterraneo: ai primi di novembre si era già superato il numero totale del 2020: 1.559 contro 1.448. Questi, in estrema sintesi, i numeri presentati ieri a Roma, dal 5° report della Fondazione Migrantes sul diritto di asilo. Secondo il rapporto, in tutto il 2020, l’Italia e l’Europa hanno rappresentato un’eccezione in controtendenza rispetto alla situazione globale: mentre nel mondo il numero delle persone in fuga continuava ad aumentare, nel nostro continente si sono registrati meno arrivi “irregolari” di rifugiati e migranti (- 12% rispetto al 2019) e meno richiedenti asilo (crollati di ben un terzo).

Fame e denutrizione colpiscono oltre 281 milioni di persone in Africa

Circa 281,6 milioni di africani sono stati denutriti nel 2020, con un aumento di oltre 89 milioni rispetto al 2014. Sono i numeri contenuti in un rapporto pubblicato ieri dalla Commissione dell’Unione africana, dalla Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite e dalla Fao che hanno lanciato ai paesi del continente un nuovo appello per la trasformazione dei loro sistemi agroalimentari. Le cause sono conflitti, cambiamenti climatici e crisi economiche legate alla pandemia di Covid-19. La situazione è particolarmente preoccupante in Somalia, dove a causa della perdurante siccità quasi il 90% della popolazione (7,7 milioni di persone) hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, con 3 milioni e mezzo di persone che soffrono di insicurezza alimentare acuta.

L’Unesco inserisce la rumba congolese tra i patrimoni dell’Umanità

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura ha iscritto la rumba congolese fra i Patrimoni mondiali dell’umanità. Per l’Unesco la danza, in uso nella Repubblica democratica del Congo e nel vicino Congo, è riconosciuta come «una parte essenziale e rappresentativa dell’identità del popolo congolese e delle sue popolazioni della diaspora». Usata anche come musica durante le celebrazioni e le giornate di lutto, la rumba congolese viene trasmessa alle generazioni più giovani attraverso attività di quartiere, scuole di formazione e organizzazioni comunitarie. Per l’Unesco, consente in questo modo «la trasmissione dei valori sociali e culturali della regione».

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