Oggi parliamo del trentesimo compleanno di Patrick Zaki in carcere in Egitto, della vittoria del partito al potere alle elezioni legislative in Algeria e della nomina di una donna alla guida della Conferenza episcopale eritrea.

Egitto: oggi Patrick Zaki compie 30 anni. È in carcere senza processo da oltre 16 mesi 

Oggi, 16 giugno, compie 30 anni Patrick Zaki, lo studente egiziano del master di studi di genere dell’Università di Bologna, chiuso in cella al Cairo, nel complesso penitenziario di Tora, dove ha trascorso oltre 16 mesi di detenzione, iniziata l’8 febbraio 2020.
È il secondo compleanno che Zaki trascorre in un carcere dove sono recluse centinaia di persone in condizioni di sovraffollamento e dove mancano del tutto le condizioni igienico-sanitarie.
Oltre 16 mesi, tra udienze rinviate e rinnovi di custodia cautelare per necessità investigative.
Cinque i capi d’accusa che giustificherebbero la sua detenzione: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo.

Algeria: il partito al potere ottiene la maggioranza alle elezioni legislative anticipate

I risultati delle elezioni legislative in Algeria, svoltesi il 12 giugno, danno per vincitore il partito al potere, il Fronte di liberazione nazionale, con 106 seggi su 407, davanti ai candidati indipendenti, che si assicurano 78 seggi, e al partito islamista Movimento della società per la pace – che aveva gridato vittoria alla chiusura delle urne – con 64.
Il dato però più rilevante è la percentuale dell’affluenza al voto che si attesta al 23%.
Ѐ il tasso più basso di sempre, a sottolineare che la vera vittoria è quella del grande schieramento a favore del boicottaggio alle urne, sostenuto dal movimento Hirak, che da oltre due anni chiede un cambiamento strutturale ai vertici del paese, e da altri partiti di opposizione e organizzazioni della società civile che vedono in queste elezioni anticipate un tentativo del presidente Tebboune di rafforzare la sua presa sul paese.

Eritrea: una suora comboniana è la nuova segretaria generale della Conferenza episcopale nel paese

Si chiama Tseghereda Yohannes, è una missionaria comboniana ed è la prima donna ad essere nominata segretario generale della Conferenza episcopale eritrea.
Dal 1° giugno suor Yohannes – che vanta anche una laurea in medicina e un dottorato in medicina molecolare – ha preso il posto di padre Tesfaghiorhis Kiflom, monaco cistercense che ha ricoperto l’incarico per otto anni.
Un compito, il suo, che si presenta non facile, in un paese dominato da un regime che impone stretti controlli sugli ordinamenti religiosi e in un contesto geopolitico dominato dalla guerra nella vicina regione etiopica del Tigray, al quale hanno preso parte anche soldati eritrei.
Nel commentare la nomina Yohannes ha chiesto il dono della saggezza.

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