Pena di morte (Credit: albawaba.com)

Oggi parliamo della frenesia di esecuzioni di condanne a morte in Egitto, di nuove violente repressioni della campagna elettorale dell’oppositore Bobi Wine in Uganda e della controversa sentenza della Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, sulla costituzione del Benin.

Egitto: almeno 57 condanne a morte eseguite negli ultimi due mesi

Amnesty International ha denunciato una «frenesia di esecuzioni» in Egitto con l’esecuzione di condanne a morte di almeno 57 persone negli ultimi due mesi. Una situazione che riflette una «profonda crisi dei diritti umani» nel paese. Secondo Amnesty, queste cifre «rappresentano probabilmente una sottostima» del numero effettivo. Nel 2019, le persone giustiziate sono state 32.

Secondo l’organizzazione le condanne sarebbero state ottenute dopo “confessioni” viziate dalla tortura. E tra le vittime anche coraggiosi difensori dei diritti umani che hanno documentato tali violazioni. Nelle ultime settimane ha fatto clamore l’arresto di tre membri dell’Iniziativa egiziana per i diritti personali (EIPR), fermati per essere interrogati sul loro lavoro di documentazione sulla giustizia penale.

Uganda: il candidato alla presidenza Bobi Wine interrompe la sua campagna per le violenze della polizia

In Uganda il candidato dell’opposizione Robert Kyagulanyi, noto come Bobi Wine, ha sospeso la sua campagna per le elezioni presidenziali di gennaio, denunciando il ferimento di membri del suo team, alcuni dei quali sarebbero ricoverati in condizioni critiche. Ieri a Kayunga, a est di Kampala, le forze armate hanno sparato gas lacrimogeni e proiettili per disperdere i suoi sostenitori.

Quattro membri della sua squadra sono rimasti feriti. Uno di loro è stato colpito al volto. Si tratta dell’ultima di una serie di violente repressioni volte, ufficialmente, a impedire grandi raduni di folla a causa del Covid-19. Quasi due settimane fa, 54 persone sono morte nella repressione delle proteste per l’arresto di Bobi Wine.

Benin: la Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli chiede l’abrogazione della Costituzione

La Corte africana dei diritti dell’uomo e dei popoli ha emesso una valutazione sulla Costituzione del Benin, modificata e approvata dal parlamento nel novembre del 2019. La Corte, che si è mossa in seguito all’esposto di un anonimo cittadino beninese, ritiene che la Costituzione vada abrogata perché è stata approvata violando la Carta africana della democrazia.

La Carta, adottata nel 2007 dall’Unione africana e sottoscritta anche dal Benin, afferma che le Costituzioni possano essere modificate dopo un percorso che prevede la consultazione di tutte le parti politiche oppure un referendum. La Costituzione beninese è stata invece approvata da un parlamento che, dall’aprile 2019, è in mano al partito del presidente Patrice Talon.

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